Da dipendente a freelance: tre cose a cui stare attenta

Oggi parlo a te. Sì, proprio a te che lavori contrattualizzata e che ci leggi perché in fondo la vita da freelance ti fa l’occhiolino da tempo.

Lavorando molto con le aziende e incontrando ogni giorno persone, molte delle quali lusingate dall’idea di lasciare il posto fisso per tuffarsi nel mare della libera professione, ho pensato di scrivere un post rivolto a chi è abituato a lavorare in azienda o comunque come dipendente e sta valutando il salto.

Nascere freelance è una cosa, diventarlo dopo anni di militanza in azienda, un’altra (parlo per esperienza).

I muri della libertà

Non ti voglio fare il pippone su quanto sia duro mantenersi come freelance, ma spiegarti che anche la libertà, all’inizio, non è mica facile maneggiarla e col tempo non è scontato riuscire a difenderla.

Eppure è la chimera di chi vuole fare il salto. Libertà dagli orari, dai colleghi antipatici, dal capo burbero, dai compiti spiacevoli, dalle non detti, dalle regole che stringono, dall’impossibilità di crescere. Libertà di organizzarsi, di dire di no, di fare solo quello che piace, di lavorare la domenica, di stare con i figli, di essere padrone di se stesse.

Tutto vero. Tutto molto difficile.

È inutile: mamma azienda, anche la più controversa e disorganizzata, è un contesto che ha delle regole, delle dinamiche, delle abitudini. Mamma azienda ha dei muri, fisici e non, che un po’ ti imprigionano ma un po’ anche ti proteggono.

Lasciare il nido significa dover costruire la propria di casa, perché vivere all’addiaccio, te lo posso assicurare, non funziona. Come libera professionista dovrai imparare a erigere altre mura, più simili alla tua dimora ideale. Non pensare, nemmeno per un minuto, che vivere in tenda, itinerando di continuo, sarà bello. Senza retorica, sappi che la libertà non è non avere vincoli ma essere in grado di sceglierli e rispettarli, perché ci credi. E quindi il primo consiglio che mi sento di darti è: raccogli quello di buono ti ha insegnato mamma azienda e portatelo via per costruire la tua casa.

Via da – verso

Quando decidi di cambiare vita professionale lo fai convinta che, frustrazione da una parte ed entusiasmo dall’altra, ti sosterranno in una scelta rivoluzionaria ma liberatrice.

Due sono le principali “spinte” che muovono verso la partita iva, oggettivamente più difficile da sostenere di un contratto come dipendente. Uso i metaprogrammi per spiegarti queste due istanze che sono “via da” e “verso”:

  • “Via da” è una spinta di fuga: è quando la libera professione rappresenta una via d’uscita da un’insoddisfazione o addirittura da un grave malessere che la vita d’azienda procura. La scelta di dare le dimissioni quindi risponde al bisogno di lasciare una situazione limitante o logorante per tornare a una situazione di serenità. La libera professione diventa l’unica alternativa valida.
  • “Verso” è una spinta di costruzione: rappresenta il desiderio intimo e più profondo di intraprendere una strada propria, a prescindere da come si sta in azienda. È la risposta a un richiamo: quello di diventare protagonista del proprio lavoro, di creare la propria attività e di costruirla a propria immagine. La libera professione è quindi la migliore condizione possibile.

Via da e verso sono due istanze che possono convivere in te e che però hanno un peso differente nella tua valutazione. La cosa importante è capire come agiscono sulla tua motivazione e comprendere che entrambe possono falsare la percezione di quello ti aspetterà. Entrambe, una alimentando il bisogno di fuggire e l’altra quello di costruire, potrebbero contribuire a:

  • edulcorare la percezione della vita da freelance
  • sottolineare gli aspetti negativi della vita da dipendente

E se è vero che per lasciare il posto fisso servono coraggio e la capacità di buttare il cuore oltre l’ostacolo, è vero anche che la razionalità e una valutazione oggettiva di quello che si lascia e di quello che si affronta, sono le uniche armi a disposizione per evitare brutte cadute.

Meglio soli che mal accompagnati? Mah…

Anni e anni di colloqui con persone che vogliono cambiare lavoro mi hanno fatto giungere a una conclusione: l’80% della soddisfazione al lavoro la fanno le relazioni. E così anche l’insoddisfazione spesso è legata a cattivi rapporti.

Anche in questo caso il lavoro in proprio potrebbe rappresentare la scelta migliore: poter finalmente stare un po’ per contro proprio. Non hai tutti i torti. Però ti ricordo l’assunto di base: quota parte della felicità lavorativa è data dalle relazioni e uno dei rischi più grandi che corre la freelance è la solitudine. Consideralo quando deciderai di fare il grande passo e dedica parte delle tue energie a evitarlo, perché una relazione difficile comunque qualcosa ti insegna, ma nessuna relazione è deleteria.

Il mio consiglio pratico, se puoi, è: evita di lavorare da casa. Ho visto molte freelance abbandonare l’ufficio in casa, anche professioniste non di primo pelo. Io per prima trovo piacevole lavorare dal divano un pomeriggio se capita, ma solo perché succede di rado e fa parte dei privilegi della libera organizzazione. Mantienilo tale, non farne una regola. E poi tieni aperte le porte, concediti alle relazioni, ritaglia del tempo per staccare la testa dal “fare-fare-fare” e coltiva rapporti in tutti i modi che ritieni giusti. Non pensare mai che la risposta al fastidio dei colleghi antipatici sia stare da sola.

Ricapitolando:

Se vieni dall’azienda e un po’ dall’azienda stai anche fuggendo, ricordati che:

  • diventare freelance non significa fare a meno dei muri ma costruire sapientemente i propri, all’interno dei quali rispettare le tue regole e difendere la libertà che è fatta di regole e abitudini che tu hai scelto e che tu potrai, nel tempo, modificare
  • diventare freelance richiede razionalità e un po’ di distacco: troppa insoddisfazione (livello di stress e ansia molto altro) e un cieco entusiasmo potrebbero alterare la percezione di ciò che troverai fuori da mamma azienda. Rifletti, analizza, prenditi il tempo necessario e le risorse opportune per valutare, e quando avrai deciso, allora abbi fiducia oltre che coraggio.
  • diventare freelance comporta il rischio della solitudine e questa, tra tutte, è la più pericolosa delle insidie, quasi più delle tasse. Non basterai mai a te stessa: avrai bisogno di un confronto, di un supporto, di una spalla su cui piangere, di persone con cui gioire, di professionisti da cui apprendere.

Roberta Zantedeschi

Recruiter e formatrice. Passo gran parte del mio tempo a leggere CV, a fare colloqui e a cercare il giusto incastro tra le esigenze delle aziende e le aspirazioni di chi cerca un (nuovo) lavoro. Freelance convinta, mamma e compagna come meglio posso, blogger incostante ma presente.

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