L’impossibile equilibrio tra lavoro e vita privata

Da oggi, qui su C+B, ci occuperemo con più regolarità di “work-life balance”, un’espressione che sicuramente hai letto ovunque nella rete, e che riflette una preoccupazione che forse hanno tutte le freelance.

Work-life balance” esprime quell’ineffabile concetto di equilibrio tra lavoro e vita privata, l’idea che sia possibile, e desiderabile, fare in modo che il tempo della tua esistenza sia diviso equamente tra quello che dedichi al lavoro e quello che dedichi a te stessa, ai tuoi interessi e a tutte le relazioni che hai al di fuori del lavoro (famiglia, amici, compagni di sport e hobby…). Ma non ci limiteremo a parlarne, cercheremo anche di offrirti consigli pratici per ottenere questo stato e prima di tutto a capire cosa vuol dire per te “work-life balance”.

Francesca (aka il nostro capo, la madre fondatrice di C+B) ama citare Richard Branson e affermare che non ci dovrebbe essere una distinzione oppositiva tra lavoro e vita personale, che tutto ciò che fai è espressione di chi sei, quindi esiste solo la vita (espressa attraverso il lavoro o altro). Io personalmente invece sono molto gelosa di certe attività e relazioni che nulla hanno a che fare col mio lavoro, e quindi mi preoccupo molto di erigere dei confini protettivi.

Il punto è che il concetto stesso di “work-life balance” non è univoco, ma riflette la tua personalità e le tue scelte specifiche. Insomma, è quel punto di equilibrio in cui proprio tu riesci a sentirti e stare bene grazie al tuo lavoro, senza perdere di vista tutte le priorità che hai al di fuori del lavoro. È ovvio quindi che non può essere uguale per tutte.

Ma facciamo un passo indietro.

Perché dovresti preoccuparti di cercare un equilibrio tra lavoro e vita privata?

Ci sono persone che sembrano supremamente felici solo quando lavorano, che rifiutano di andare in pensione e continuano ad essere attive e felici fino alla morte. Sicuramente hanno trovato il loro equilibrio proprio nel continuare a dedicare parte delle loro giornate al lavoro. Ma non farti imbrogliare: non lavorano il 100% del tempo. Sicuramente leggono, incontrano persone, si curano di sé e della propria casa, organizzano viaggi interessanti o avventurosi. Semplicemente hanno scelto di non smettere completamente di lavorare.

Ci sono tre motivi principali per cui è importante prendere coscienza dell’impatto che il tuo lavoro ha su tutta la tua esistenza:

  1. il tuo corpo e la tua mente hanno bisogno di riposo. Come non è possibile dormire con gli occhi aperti o facendo attività fisica (o meglio, non è riposante per il corpo), non esiste vero riposo se continui a subire lo stress, i pensieri e le preoccupazioni del lavoro, anche in minime dosi. E sì, anche se è “stress positivo”. Non solo, il tempo che non dedichi al lavoro può essere impiegato a conoscere nuove persone e nuove realtà, facendoti uscire dalla bolla, di fatto migliorando la tua resa sul lavoro;
  2. potrebbe succederti di essere costretta a smettere di lavorare. Darti delle priorità personali, legate a interessi e relazioni, che nulla hanno a che fare col lavoro è una sorta di assicurazione in caso succeda, per fare in modo di non ritrovarti improvvisamente senza obiettivi, relazioni e strumenti di validazione personale;
  3. siamo esseri umani e abbiamo bisogno di relazioni, e le relazioni hanno bisogno di cura e attenzione disinteressata. Amare una compagna o un compagno, una figlia o un figlio, a volte richiede tenere conto delle sue esigenze e dei suoi tempi prima di quelli dettati dal lavoro. Quando si ammala e ha bisogno delle nostre cure, quando attraversa un momento di difficoltà… se non sei disponibile per rispondere a queste esigenze difficilmente la relazione sopravviverà. Ci sono dei momenti in cui lavoro e relazioni diventano incompatibili, non nel senso che sei hai un lavoro non puoi avere relazioni e viceversa (anche se per alcuni lavori particolarmente stranianti è vero, e per certe relazioni molto problematiche anche), ma nel senso che se ti stai dedicando al lavoro non riesci a vivere al meglio la relazione.

Prendi la tua amica artista che ha appena avuto un bambino, dipinge nel suo studio col bambino nella fascia ed è un momento di felicità indiscussa e di equilibrio perfetto. Poi però alla vernice della mostra in cui espone i suoi quadri così creati deve scegliere se portarsi il bambino nella fascia (e sottoporlo alle luci e alle musiche e ai fiati e alle parole di decine di sconosciuti) o lasciarlo a casa dove starà meglio ma senza di lei, e magari senza poppata al seno.

Oppure prendi la tua amica in una relazione con un compagno o una compagna che hanno un lavoro full time che li assorbe molto. Può vederli solo alla sera e nel fine settimana, ma anche la sua cliente è libera solo le sere e il fine settimana, quindi incontrarla entra in aperto conflitto con il passare del tempo con la persona che ama. Ogni appuntamento preso è in un sottile equilibrio di accordo e supporto con l’altra persona, con un misto di soddisfazione per il lavoro e dispiacere di non essere con chi ama.

Come fare quindi a trovare questo equilibrio elusivo?

La verità è che in ogni cosa nella tua vita l’equilibrio non è uno stato costante, ma un processo, fatto di aggiustamenti continui, di aspirazione a uno stato che forse si raggiunge in brevissimi istanti. Il trucco è fare in modo che questo processo non diventi fonte di stress, ma ti aiuti a capitalizzare al massimo le risorse che hai e gli sforzi che fai.

Da oggi in avanti avrai una nuova alleata in questa avventura: C+B e i miei post. Cominceremo con qualche esercizio di autoanalisi per capire dove sta il tuo punto di equilibrio e poi ci occuperemo di tante piccole strategie per correggere il tiro sempre più verso la rotta che ti sei prefissata. Un errore alla volta.

14 commenti su “L’impossibile equilibrio tra lavoro e vita privata”

  1. Come sempre siete la mia salvezza!! Da pochi mesi ho iniziato a lavorare da casa e adesso, dopo le vacanze estive, mi stavo giusto chiedendo come organizzarmi per trovare un equilibrio e non andare in tilt prima di Natale. Attendo impaziente le tue strategie 🙂 <3

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    • Nadia! Ci siamo passate tutte, vedrai che ce la farai 🙂 Se scorri l’archivio dei post con la categoria ‘equilibrismi’ intanto puoi leggere gli articoli che abbiamo scritto sull’argomento nei due anni passati, poi vedrai che coi nuovi post metti insieme una guida completa 😉

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  2. “L’equilibrio non è uno stato costante, ma un processo, fatto di aggiustamenti continui, di aspirazione a uno stato che forse si raggiunge in brevissimi istanti.”
    Condividevo praticamente le stesse parole un anno fa su un post simile, paragonando la ricerca del work-life balance all’esecuzione di una posizione di yoga, aggiungendo anche:
    “Sapere che hai a che fare con un gioco di equilibrio e ammettere che è normale sbilanciarsi di tanto in tanto, ma altrettanto normale, una volta finita l’emergenza, tornare a “centrarti”, ti permetterà di evitare di metterti continuamente in discussione e cadere preda del senso di colpa.”
    Seguirò con grande interesse questa nuova rubrica! Grazie Barbara 🙂

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    • Che bella immagine, Laura! Ovviamente la ‘ruberò’ (citandoti) in uno dei prossimi post 😉
      A giudicare dalla #cbchat di ieri sera la rubrica era proprio necessaria e non solo una pippa mia (è da un po’ che ci penso a questa cosa della WLB) 😉

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      • Ruba, ruba! Ho ‘rubato’ anche io da altri, perché di ispirazione e di incoraggiamento su questi temi, secondo me, non ce n’è mai abbastanza. 🙂
        Ti mando le fonti originali via email!
        Un abbraccio!

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      • Grazie del messaggio MariaFrancesca e complimenti per l’approccio! Vedrai che insieme troveremo la strada più indicata per te 🙂

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  3. Quanto mi ci ri trovo! Sapere che con i tuoi post non sarò lasciata sola nella mia ricerca dell’equilibrio, è molto rassicurante 🙂
    Grazie mille!

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    • In effetti… però se ci pensi non si poteva celebrare i successi con un bicchiere di champagne né affogare le delusioni in litri di vino rosso 😉

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    • Gabriella, grazie del commento, anche io ho letto l’articolo lo stesso giorno! In realtà però con questa serie di post che scriverò per C+B non vorrei concentrarmi sulle problematiche di conciliazione tra lavoro retribuito e lavoro di cura, ma proprio su un modo più sano di vivere l’alternanza tra lavoro e non lavoro. Insomma, non tanto sull’esigenza di trovare spazio per la famiglia di cui dobbiamo occuparci, ma sull’importanza di vivere il lavoro come una delle componenti della nostra esistenza, non come l’unico 🙂

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