I social oltre Instagram: quali scegliere?

Ci sono alternative a Instagram? Questa è una domanda che mi viene fatta sempre più spesso, e per motivi tutt’altro che pretestuosi. L’ho scritto anche nei miei articoli recenti: il gruppo Meta, di cui Instagram fa parte, è in grossa crisi. Ha introdotto i video brevi (copiandoli da chi? Domanda retorica), ma lo ha dovuto fare in tutta fretta senza poter lavorare a un algoritmo efficace. Anche se hai un profilo super verticalizzato sui porcellini d’india, ti saranno propinati i video di Leone Ferragni felice e sorridente. In più senza un accordo sulla privacy tra Europa e America, il pixel di Facebook è fuorilegge, quindi la pubblicità che un brand può fare diventa sempre meno performante.

Vuoi cominciare a usare un altro social? Ecco come sceglierlo

A questo punto è sensato guardarsi intorno, magari pensando di affiancare a Instagram un altro social o un’altra modalità di comunicazione. Sì, ma quale scegliere? Non è una domanda banale: ogni risposta avrà delle controindicazioni, e ogni business dovrà fare delle considerazioni diverse. In questo articolo provo a darti delle linee guida per orientarti nel mondo oltre Instagram, ma tieni presente che ogni caso è a sé, e che solo un’analisi puntuale e/o una consulenza potranno darti una risposta cucita su di te.

Parliamo di target

La prima domanda a cui rispondere è: il target a cui mi rivolgo sta sulla piattaforma che voglio scegliere? Perché per esempio TikTok può essere molto efficace, ma se vendi creme antirughe per pelli molto mature non troverai (ancora) molte potenziali clienti. Viceversa se vuoi potresti aprire un blog, che però deve essere tecnicamente adeguato agli standard sempre più selettivi di Google, ma sappi che se vuoi rivolgerti a persone molto giovani sarà inutile, perché non usano Google: fanno ricerca su Instagram e TikTok. Sì, anche se è scomodo, ma quelli sono i contenuti che guardano più volentieri.

Tieni conto anche dei tuoi gusti

Una volta che hai verificato che il target è effettivamente presente sulla piattaforma che hai scelto, passiamo a un’altra domanda fatidica: quella piattaforma ti piace? Perché se non ti piace scrivere non ha senso avviare una newsletter solo perché il tuo target le adora, a meno che tu non abbia qualcuno che le scrive per te. Potresti provare con un podcast, anche se interessa a un segmento minore del tuo target: magari lo condivideranno e attireranno nuovi potenziali clienti amanti dei podcast come loro.

Piccolo accorgimento: non dire che un social non ti piace dopo 24 ore che lo provi. Su TikTok per esempio trovi di tutto, dai balletti alla divulgazione seria (io sto imparando da alcune ragazzine a usare delle app per creare appunti carini scritti a mano: grazie a loro sto eliminando la carta, cosa che mai avrei creduto di poter fare!). Allena l’algoritmo, cercando tramite la barra di ricerca le cose che vuoi vedere, poi metti tanti like ai contenuti che ti interessano e scorri velocemente quelli che non ti piacciono (cliccando a lungo sul video puoi anche dire “non mi interessa”) e tieni presente che l’algoritmo di TikTok al momento funziona molto meglio di quello di Instagram, quindi dopo un mesetto vedrai quasi solo ciò che ti interessa davvero.

Per stare su un social devi gestire un piano editoriale

A questo punto i nodi vengono al pettine: ok, quella piattaforma è potenzialmente utile e ti piace un sacco, ma hai materiale per darle da mangiare? Lasciamo perdere per un attimo la parte tecnica: se per esempio vuoi fare un podcast, usare il microfono del cellulare non è una grande idea, ma se per ora non hai di meglio e i contenuti sono forti probabilomente gireranno lo stesso, specie se conosci delle persone appassionate dell’argomento che stai trattando. Con il tempo migliorerai l’attrezzatura per renderlo davvero performante come strumento di business. Con molta pazienza e molto tempo, poi, puoi imparare a usare qualsiasi piattaforma a livello base grazie alle informazioni gratuite (ci vuole solo del tempo per capire quali sono le fonti affidabili: a volte, soprattutto se hai già tanto lavoro, conviene scegliere dei percorsi a pagamento).

Quello che non può mancare, però, è il materiale. Se scegli di stare su TikTok, per esempio, almeno nei primi tempi dovresti avere al minimo 5 video brevi da postare ogni settimana, anche se l’ideale sarebbe averne sette o più. Hai il tempo, le energie e gli argomenti per mantenere questa media? Se vuoi sbarcare con successo su YouTube, devi poter fare video orizzontali, e saperli editare bene: non è una story su Instagram, ci vuole qualità!

Quali sono le competenze che puoi giocarti sui social?

Per finire, ma questo lo avrai già capito, devi fare i conti con il tuo tempo: posto che per ogni social ci vuole un periodo di rodaggio in cui dovrai starci ore, per capire come funziona e per interagire, anche dopo questa prima fase avrai bisogno di una routine per mantenere i contatti. Alcuni social (Instagram è uno di questi!) richiedono una ventina di minuti al giorno da dedicare all’interazione con profili in target, altrimenti è possibile che nessuno ti vedrà mai. Con altre piattaforme il tempo per la produzione dei contenuti si dilata (nei primi tempi impiegavo tre ore per editare un video YouTube di 10 minuti!), e qui devi anche fare i conti con le tue abilità di partenza: se sei veloce a scrivere, un blog potrebbe essere la scelta migliore. Se invece soffri di frequente del blocco dello scrittore, forse i video sono la strada più adatta. Se poi hai delle cose molto belle da far vedere, le foto possono ancora dare soddisfazioni anche se, devo avvisarti, l’intero ecosistema dell’online va verso l’audio e il video.

Tutte queste variabili vanno considerate, e il social che sceglierai per affiancare o sostituire Instagram dovrebbe permetterti di salvare capra e cavoli, cioè tempo, target e propensioni personali.

Fammi sapere nei commenti se hai dubbi, e quale sarà la tua decisione finale!

Anna Cortelazzo

Ho un passato televisivo da opinionista tifosa della Fiorentina, ma ora sono una gattara impenitente (il mio gatto deve il suo nome a Prandelli), e tra un felino e l'altro trovo il tempo per dare consulenze sulla gestione di social e siti web. Credo nella slow communication e nelle strategie a lungo termine. Insegno comunicazione all'università di Padova e scrivo per IlBoLive, la loro testata ufficiale

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