Instagram cambia? Ecco cosa fare (ma solo se ha senso!)

Ciao, ti ricordi di me? Sono quella che, presa dallo stress, ha chiesto al marito di aggiornarle le story di Instagram per non scontentare l’algoritmo.
Algoritmo che, tra l’altro, è sempre più capriccioso: le informazioni sul suo funzionamento arrivano a spizzichi e bocconi, e i miei colleghi ed io dobbiamo fare un sacco di prove per capire cosa funziona su Instagram.

Come faccio a capire cosa funziona su Instagram?

Questa domanda me la fanno spesso, e la risposta è tutt’altro che semplice. Da una parte potresti ascoltare i guru, che ti sanno sempre dare risposte precise. Purtroppo, però, spesso sono risposte sbagliate. Per esempio, una volta una serie di “esperti” ha pubblicato un appello, dicendo che l’algoritmo di Instagram era cambiato, che faceva valere solo i salvataggi, quindi invitavano a salvare le loro foto per alzargli la copertura.

Fonte dell’informazione? Miocuggino. Non c’era, in altre parole, nessuna prova che i salvataggi portassero a un aumento della copertura: a qualcuno, in effetti, succedeva, ad altri invece no. E qui passiamo alla seconda strada: analizza, almeno settimanalmente, i tuoi dati statistici (o fallo fare a un consulente se non hai tempo). Questo è il metodo più sicuro, perché ti permette di scoprire cosa funziona per te, non in generale, per i competitor, per la tua amica, per il cuggino. L’algoritmo, infatti, non funziona allo stesso modo per tutti: se per esempio hai tantissimi like ma nessuno salva i tuoi post, i salvataggi potrebbero valere di più di quelli di un profilo che ne ha già tanti, perché è una novità e l’algoritmo lo prende come segnale di interesse. Ogni post va quindi analizzato singolarmente, e poi, quando ti sembra di capire cos’ha funzionato, devi cercare di replicare quella caratteristica. Questo è davvero il metodo più efficace per capire cosa funziona su Instagram, ma è un lavoro certosino e costante, perché quello che funziona oggi potrebbe non funzionare domani.

Un altro metodo sarebbe quello di consultare le fonti ufficiali, come Instagram e Adam Mosseri (qui trovi la mia parodia di quando ha annunciato che era meglio scordarsi le foto e darci dentro con i video). Unica pecca: in alcuni casi le notizie vengono fatte uscire per dinamiche interne (per esempio dici che favorisci i reel perché vuoi che gli utenti facciano più reel, così a nessuno viene in mente di fuggire su TikTok), e altre volte ancora le informazioni sono sbagliate, o, almeno, non funzionano nel tuo caso (quando Mosseri ha consigliato di usare solo 5 hashtag i miei colleghi e io ci abbiamo provato, ma a molti di noi la copertura è scesa, in tutti i profili gestiti. Sicuramente può essere un caso, ma sarebbe un caso molto diffuso!

Come rimediare se su Instagram diminuisce la copertura dei tuoi post?

Ci sono ben due soluzioni a questo problema, ma non ti piaceranno:

  • Sponsorizzare i contenuti
  • Fare contenuti più coinvolgenti

Per favore, non odiarmi, non sto dicendo che i tuoi post sono brutti. È che la concorrenza aumenta, e, se la concorrenza paga, quegli stessi post che prima ti andavano benissimo adesso vedono diminuire la copertura. In realtà ci sarebbe anche una terza soluzione, che a Roma chiamerebbero “il metodo stacce'”, ma siccome sono veneta preferisco il classico “chi si accontenta gode”. Se tre anni fa i tuoi post raggiungevano 3000 persone e ora ne raggiungono 1000, non vuol dire per forza che la tua comunicazione sia un disastro. È il solito discorso che quelle 1000 persone te le devi immaginare nel tuo negozio/ufficio. Quanto tempo impiegheresti a servirle tutte? “Eh ma mica comprano tutti!” mi rispondi. Certo, ma quelle mille persone sono quelle che hanno dimostrato a Instagram di essere più interessate a quello che fai. Se non comprano loro, difficilmente compreranno quelle che si imbattono per caso in un tuo post sulla pagina Esplora. A questo punto il mio consiglio è quello di puntare su quei mille, piuttosto che andare a cercare altre persone su e giù per il social (ma se lo vuoi fare, puoi sempre sponsorizzare i post!).

Chiediti cosa puoi fare per quei mille, cosa non hanno ancora visto dei tuoi prodotti, cosa non hanno ancora visto di te, approfondisci il rapporto con loro e vedrai che poi saranno proprio quei mille a parlare di te (il passaparola funziona ancora benissimo, su Instagram e fuori!). Perché non dobbiamo dimenticarci che Instagram non è il marketing, è solo uno strumento con cui noi facciamo marketing (come quando mettevamo gli annunci costosissimi sui giornali, te lo ricordi? Ma almeno su Instagram possiamo ancora scegliere il target più adatto, pur con le ultime limitazioni dei cookie), ed è uno strumento che possiamo abbandonare se non ci soddisfa più.

Vale ancora la pena di stare su Instagram?

Instagram è il social su cui mi sono specializzata, mi porta ancora clienti e ci credo molto, nonostante le novità non sempre mi piacciano. Ma, anche qui, devi vedere tu! Per alcuni Instagram funziona nonostante il calo di copertura, per altri no. In questo secondo caso, o cambi qualcosa su Instagram o cambi social. Non c’è niente di peggio di vedere un profilo che langue mentre aspetti mesi per prendere una decisione, per non parlare del tempo che perdi a creare contenuti non performanti. Quindi, se ne vale la pena, prendi in mano la situazione. “Se ne vale la pena” vuol dire per esempio che se hai un target giovane ti conviene migrare su TikTok, che sta crescendo tantissimo. Che se Instagram non ti piace più conviene o assumere qualcuno che crei i contenuti per te o trovare un altro canale di comunicazione (Telegram, Youtube, TikTok… la scelta c’è!), sempre da abbinare a un canale proprietario, come sito e newsletter.
Instagram si può abbandonare, non ce l’ha ordinato il dottore! Quello che invece non possiamo abbandonare è il nostro business, che si costruisce con i legami e con la fiducia che ci danno le altre persone, con i rapporti che costruiamo con i nostri clienti giorno per giorno e con la qualità del nostro lavoro.

Se poi qualcuno si salva i nostri post, meglio, ma essere schiavi di un algoritmo rischia di allontanarci dalle persone. E anche dai mariti schiavizzati, se è per questo!

Anna Cortelazzo

Ho un passato televisivo da opinionista tifosa della Fiorentina, ma ora sono una gattara impenitente (il mio gatto deve il suo nome a Prandelli), e tra un felino e l'altro trovo il tempo per dare consulenze sulla gestione di social e siti web. Credo nella slow communication e nelle strategie a lungo termine. Insegno comunicazione all'università di Padova e scrivo per IlBoLive, la loro testata ufficiale

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