LinkedIn: facciamo il punto tra le novità e gli evergreen

Torno a parlarti di LinkedIn dopo un bel po’ di tempo perché questo ultimo anno e mezzo ha avuto impatti anche su questa piattaforma, non solo da un punto di vista tecnico ma anche di utilizzo e fruizione.

In questo articolo voglio fornirti una panoramica generale, ma anche pratica, che ti aiuti fin da subito a ottimizzare la tua presenza sulla piattaforma o, come preferisco dire io, che ti aiuti a vivere meglio questa community.

Ne seguiranno altri più verticali e tematici che conto andranno a costruire un piccolo percorso utile a chi crede in questo social network ma ha l’impressione di non riuscire a farlo funzionare.

Perché LinkedIn?

È necessario comunicare su LinkedIn? No. Si comunica là dove ci sono le persone a cui vuoi parlare.

Questo è il presupposto: se su LinkedIn non ci sono i tuoi interlocutori potresti scegliere di non usarlo come strumento di comunicazione. Questo però non esclude che tu lo possa usare anche per altro e che la tua presenza su questo social sia utile ai tuoi obiettivi.

Perché? Innanzitutto perché tra tutti i social network è il più indicizzato ed è molto probabile che, quando qualcuno digita il tuo nome e cognome su Google, il tuo profilo sia la prima risposta che appare. In secondo luogo, perché è abbastanza scontato ritenere che una libera professionista sia presente su questo social che viene spesso visto come il prolungamento della propria presenza digitale e professionale, anche se non lo usa per comunicare in modo attivo.

Insomma, come sottolinea Veronica Gentili, oggi ci si insospettisce di più per l’assenza che per la presenza sui social e in particolare stupisce che una libera professionista non abiti il luogo della comunicazione professionale.

Come ho anticipato infatti, LinkedIn non è solo un canale di comunicazione in senso stretto ma un meraviglioso luogo dove costruire relazioni che potrebbero trasformarsi in partnership: non necessariamente per agganciare clienti ma anche possibili partner professionali, ed ecco il terzo perché.

Un altro perché ha a che fare con il perimetro narrativo che lo identifica come il social network dedicato al mondo del lavoro: per quanto qualcuno si lamenti che assomiglia a Facebook, a mio avviso il confine è ancora abbastanza netto e su LinkedIn vi è meno dispersione di contenuti rispetto ad altri social network più generalisti. LinkedIn, oltre per quello già detto, è utile anche per la ricerca di informazioni o per avvistare alcuni trend che potrebbero meritare un approfondimento al suo esterno.

E poi sì, la comunicazione su LinkedIn, quando consapevole e intenzionale, è strategica per creare credibilità e quindi per stimolare fiducia: in due parole, personal branding.  Su questo punto aggiungo che i contenuti su LinkedIn hanno una vita molto più lunga rispetto a quelli su altre piattaforme.

Come usare LinkedIn in modo efficace

Solo pregi? No, certo. Ma come ho scritto in un post: LinkedIn non è perfetto, LinkedIn è fatto di (e da) persone. Questo però attiene alla qualità dei contenuti e ne parleremo più avanti.

Ora seguimi, ti spiegherò su quali leve puoi iniziare fin da subito a lavorare per trarre grandissime soddisfazioni da LinkedIn: il profilo personale, la costruzione del network, i contenuti.

Un profilo che funziona

Qualcuno pensa al profilo LinkedIn come a un CV e compila con grande attenzione soprattutto i campi delle esperienze e della formazione.

Il problema però, al di là dell’assunzione errata a monte, è che quelli sono campi che si trovano al centro del profilo: per arrivarci, chi legge deve scrollare, per scrollare deve essere interessato a proseguire nella lettura perché le prime cose che ha visto hanno destato la sua curiosità.

Chiaro il messaggio? Quello che compare in alto va curato con grande attenzione perché determina l’interesse a procedere nella lettura. E cosa abbiamo in alto?

Le foto: quella di profilo e quella di copertina

Se la prima foto deve consentire a chi ti incontra online e offline di riconoscerti, quella di copertina può dare delle informazioni sul tuo lavoro, su risultati raggiunti, traguardi conquistati, approccio al lavoro o alla vita, e potrebbe anche dire qualcosa di te come persona.

Come mi insegna Elena Bobbola, l’immagine ha un potere comunicativo enorme: sfruttalo per dire qualcosa, non per riempire uno spazio. E come sottolinea Marie Louise Denti, le immagini che scegli devono anch’esse parlare del tuo brand e creare ridondanza.

Io aggiungo solo una nota tecnica che ha a che fare con le impostazioni privacy e il modo in cui vuoi entrare in relazione: c’è la possibilità di nascondere l’immagine di profilo a chi non è contatto di primo livello. La trovo una scelta rischiosa, oppure buona se vuoi tenere al largo le persone.

L’headline che non è (solo) il job title

È il campo che viene subito dopo il nome e cognome e non è un semplice job title, in italiano si traduce con sommario e i 220 caratteri a disposizione ti dicono che puoi usarlo in più modi.

Puoi inserire oltre al ruolo, necessario a indicizzare il tuo profilo secondo alcune parole chiave, anche uno slogan, un intento, il target a cui ti rivolgi, un tratto distintivo che ti appartiene, puoi giocare e far sorridere o spiegare e chiarire.

Non serve usare tutti e 220 i caratteri ma limitarsi a scrivere commercialista, social media manager, avvocato o consulente aziendale significa sprecare un’opportunità di comunicazione e di branding.

Il campo delle informazioni è la tua sales page

Qui caratteri sono 2000 e il mio consiglio è di inserire cosa, come, perché e chi:

  • cosa fai
  • come lo fai
  • perché sceglierti, ma anche perché lo fai, i tuoi valori
  • chi sei tu e anche a chi ti rivolgi.

Sui modi per presentare questi contenuti, vale tutto se si fa leggere e rispetta il contesto: puoi usare tre righe o venti, adottare gli elenchi puntati, inserire dei brevi titoli e creare dei macro argomenti, puoi far sorridere o convincere. Io la considero un po’ una sales page.

Il primo piano: una vetrina dentro la vetrina

Il primo piano è una funzione relativamente recente che puoi usare per mettere in evidenza contenuti tuoi o altrui (post o articoli interni a LinkedIn o link esterni), immagini, documenti scaricabili. Ti consiglio caldamente di usarlo e di renderlo uno strumento vivo e sempre aggiornato con ciò che vuoi mettere in evidenza.

Questa è la parte del profilo LinkedIn che spesso vedo poco curata. Ciò che viene dopo non è meno importante ma più compilativo.

Non sottovalutare anche i campi della riprova sociale “Competenze e Conferme” e “Referenze”. Sono due campi importanti: il primo indicizza il profilo secondo alcune parole chiave e lo fa emergere nelle ricerche, il secondo funge un po’ da spazio per le recensioni, quelle che molte hanno integrato nel sito.

Costruisci un network significativo

Passiamo al network: un profilo perfetto non basta per usare LinkedIn. Il network è fatto delle persone con cui entri in contatto: puoi ampliarlo accettando le richieste che ti vengono inviate e inviando tu stessa delle richieste.

Chi accetto nel mio network?

È la domanda che mi fanno molte persone preoccupate di dover impostare chissà quali filtri o preoccupate di accettare solo persone “utili” al loro business. Ti svelo un segreto: non è possibile sapere in anticipo chi contribuirà ai tuoi obiettivi. 

Il sotto-segreto è chi un contatto potrebbe risultare poco attivo ma farti da ponte verso qualcuno che invece risulterà importante e che non avresti potuto conoscere altrimenti.

Un’ultima provocazione: la maggior parte dei contatti non si trasformeranno in relazioni ma saranno contatti dormienti, come li chiamo io. È anche è poco realistico pensare di accettare solo contatti che diventeranno relazioni. Insomma, io ti suggerisco un approccio inclusivo con poche chiare regole di esclusione: ad esempio, se non c’è la foto profilo o non c’è scritto nulla nell’headline, io non accetto il contatto.

A chi chiedo il contatto?

Qui il tema è: “Come faccio a sapere a chi chiedere il contatto se non lo conosco?”. Cercando. Non per nome e cognome ma attraverso altri criteri di ricerca: 

  • per argomenti e temi, usando gli hashtag e vedendo chi parla dei temi che ti interessano
  • guardando con chi è in contatto chi segui già
  • controllando nella pagina “Rete” chi ti suggerisce LinkedIn: è licona con le due persone in alto
  • partecipando alle conversazioni generate dai post degli altri.

Ricordati di usare la nota che accompagna la richiesta di contatto, è strategico per iniziare una conversazione privata e per farti notare.

Non stare alla finestra: contenuti e interazioni

Veniamo alla terza leva da usare: scrivere. Lo so, lo so, qui c’è da parlare e lo faremo.

Ti anticipo alcune considerazioni di base: i contenuti che funzionano su LinkedIn sono quelli che generano conversazioni. Questo dovrebbe guidarti nella scelta degli argomenti, del tono di voce e dell’approccio comunicativo. Il mio mantra:

Conversazioni, non proclami.

La cosa bella è che non sei chiamata a creare post originali per poter scrivere su LinkedIn: i contenuti altrui infatti, sono ottimi trampolini per tuffarti dentro a conversazioni già avviate e portare così il tuo contributo, le tue idee, le tue considerazioni. Questo significa leggere, starci dentro e navigare il feed.

Pensa a LinkedIn come a una città: il profilo è la tua casa e farai di tutto per avere gente a cena, dall’altro lato però sei chiamata anche a uscire di casa e partecipare alla vita sociale, chiacchierando con chi incontri, salutando, interessandoti degli altri e, quando ti sentirai pronta, avviando tu stessa delle conversazioni.

Solo interagendo e scrivendo potrai renderti prima riconoscibile – senza notorietà non c’è personal branding – e poi anche credibile per i contenuti e i servizi che proponi.

Le novità di LinkedIn

Chiudo questo articolo segnalandoti alcune recenti novità:

  • i post possono essere lunghi fino a un massimo di 3000 caratteri spazi inclusi e non 1300 come fino a qualche tempo fa
  • puoi impostare il tuo profilo nella modalità creatore di contenuti, è una funzione gratuita che trovi nella dashboard all’interno del tuo profilo
  • è ancora in beta, ma LinkedIn sta lavorando all’indicizzazione dei contenuti su Google: non solo gli articoli ma anche i post, qui puoi vedere un esempio sui miei contenuti.

Spero di esserti stata utile, ho compresso molte informazioni ma questo è un articolo per scaldare i motori: se il tema LinkedIn ti interessa scrivilo nei commenti e continuerò a trattarlo per approfondire i diversi aspetti e quello di cui oggi non ho parlato.

Roberta Zantedeschi

Recruiter e formatrice. Passo gran parte del mio tempo a leggere CV, a fare colloqui e a cercare il giusto incastro tra le esigenze delle aziende e le aspirazioni di chi cerca un (nuovo) lavoro. Freelance convinta, mamma e compagna come meglio posso, blogger incostante ma presente.

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