9 errori che fanno “sanguinare gli occhi” a un videomaker

Alla fine ho deciso di “barare” e di riproporre il mio ultimo talk al Freelancecamp.

L’ho fatto un po’ per comodità (perché era praticamente pronto), un po’ perché c’è un gran bisogno di diffondere questo tipo di informazioni e infine per dare un riscontro alla sessantina di persone che circa 15 giorni fa aveva visto il post, pubblicato erroneamente sulla pagina di C+B anzichè sul gruppo delle editor, nel quale chiedevo un consiglio su cosa fare: ecco rivelata la mia decisione.

Conosco tantissimi puristi della lingua (io per prima). Persone che stanno male quando sentono o leggono strafalcioni grammaticali, gente che piange se sente un “piuttosto che” utilizzato in maniera disgiuntiva. Queste persone riempiono i gruppi di Facebook, esaltano la bellezza della nostra lingua e attaccano più o meno violentemente chi la massacra nei modi più beceri.

Come ho più volte ribadito, il video è un linguaggio. Anche questo linguaggio ha le sue regole e quando queste regole vengono disattese, un videomaker reagisce più o meno così…

Assassino sanguinario con segna elettrica
blood-1776927 – Foto di intographics da Pixabay

La capacità di fare un buon video, infatti, non dipende dalla tecnologia a nostra disposizione, che oggi è davvero alla portata di tutti, ma dalla nostra abilità nell’usare questo linguaggio per raccontare al nostro pubblico la storia che vogliamo raccontare. Il fatto che usiamo inquadrature, luci, suoni e montaggio invece che parole, punteggiatura e formattazione, non cambia proprio niente.

Oggi parliamo di 9 “strafalcioni” che ho visto spesso sui social e che riguardano l’inquadratura, le luci e l’audio (o meglio il suono).

L’inquadratura

Cosa scegliamo di far vedere e come lo facciamo vedere? 

Ecco i 3 errori più comuni che facciamo.

Non mi piace particolarmente parlare di altezza e angolazione “giuste”, però indubbiamente esistono un’altezza e un’angolazione neutre, che non aggiungono nessun significato alla ripresa: camera posizionata perpendicolare al terreno, all’altezza degli occhi del soggetto ripreso.

1. Altezza e angolazione

Se ci spostiamo in alto schiacceremo il nostro soggetto, mettendolo implicitamente in una condizione di inferiorità rispetto a chi guarda, mentre se ci spostiamo in basso innalzeremo il soggetto ripreso, ad un livello superiore rispetto a quello dello spettatore.

Se queste cose le vogliamo fare consapevolmente ben venga! Diversamente dovremo trovare il modo di sistemare meglio la nostra inquadratura.

Quindi se abbiamo un incontro di lavoro online sarà il caso di aggiustare la webcam alla giusta altezza, magari inserendo qualche libro sotto al portatile; se stiamo facendo una diretta su Facebook con il nostro smartphone, sarà il caso di tenerlo all’altezza dei nostri occhi e non dell’ombelico (sì, l’ho visto, giuro che l’ho visto!), perché in questo caso l’immagine viene estremamente distorta e otteniamo l’effetto “faccione” che non è mai bello da vedere.

Faccione in primo piano di un cavallo ripreso dal basso
horse-4625114 – Foto di gamagapix da Pixabay

2. L’aria in testa

Se nelle riprese orizzontali ormai abbiamo capito che bisogna riempire l’inquadratura, questo non succede ancora per la maggior parte delle riprese in verticale. 

Ovviamente non sto parlando di video girati appositamente con uno spazio dove inserire altri elementi grafici, ma di dirette fatte da persone che si inquadrano a mezzo schermo.

Cagnolino che fa capolino dal basso dell'inquadratura verticale
dog-838281 – Foto di LUM3N da Pixabay

Abbiamo un’inquadratura da riempire con del significato e, a meno che quello che c’è sopra la nostra testa non sia davvero molto importante, la cosa migliore è riempire tutta l’inquadratura con la nostra figura.

3. Cosa stiamo inquadrando

Il web è pieno di immagini di epic fail con bellissime ragazze in lingerie provocante in primo piano e dietro di loro: una persona sul water, un bambino che piange disperato, due animali che si accoppiano e potremmo andare avanti quasi all’infinito. 

Assassino mascherato sbuca da dietro un albero con un coltello in mano
mask-4594449 – Foto di Josep Monter Martinez da Pixabay

Senza arrivare a tanto, è comunque importante ribadire un’ovvietà: tutto quello che inquadriamo finisce nel nostro video. Per questo è fondamentale fare attenzione all’inquadratura.

Potrebbe esserci una parolaccia scritta su un muro alle nostre spalle, un bidone della spazzatura, una borsa aperta con la nostra attrezzatura per fare le riprese o peggio ancora una superficie riflettente, che fa vedere un backstage che non si dovrebbe vedere.

Soprattutto quando facciamo riprese con il telefonino ci sono piccoli e grandi dettagli che potrebbero sfuggire alla nostra attenzione e rovinare irrimediabilmente l’immagine e il nostro messaggio. Certo, oggi è sempre possibile ritoccare e sistemare anche in post produzione, ma se per le foto farlo è relativamente semplice e alla portata di tutti, per i video è un po’ più complicato.

Le luci

Con le luci possiamo raccontare che è mattino o pomeriggio, che l’atmosfera è calda o fredda, che siamo in una situazione intima o completamente aperta. La luce contribuisce a dare movimento e tridimensionalità alla nostra immagine ed è estremamente importante. Anche qui ho individuato 3 errori molto comuni.

4. Il controluce estremo

Il controluce è molto romantico, ma il controluce estremo fa un po’ impressione, soprattutto perché non si distinguono più i nostri tratti somatici.

Piccione completamente controluce su fontana
silhouette-4837304Foto di Silviu Costin Iancu da Pixabay

Vi ricordo che la situazione ottimale, dal punto di vista della luce, prevede una luce chiave (key light), laterale rispetto al soggetto inquadrato, una luce di riempimento (fill light), più lontana o meno intensa, dal lato opposto e infine una luce posteriore (back light), che contribuisca a dare spessore.

Quello che dobbiamo fare è cercare di creare delle ombre, delle consistenze, dei movimenti che diano l’idea della tridimensionalità, perchè il video, di per sé, non è tridimensionale.

5. La luce piatta

“Smarmellare” eliminando tutte le ombre, toglie spessore, significato e intensità alle nostre immagini.

Se ci inondiamo di “luce D’Urso”, non si vedranno più le rughe, ma non si vedrà nemmeno più che siamo esseri umani.

Non è necessario eliminare tutte le ombre, anzi, la maggior parte delle volte è controproducente.

6. L’anello di fuoco nell’occhio

Il terzo errore non è un vero e proprio errore, anzi c’è addirittura chi lo considera un vezzo estetico. Io invece la trovo una cosa a dir poco inquietante.

Se per riprendervi usate una ring light, a seconda di dove la posizionate, otterrete un riflesso circolare a circondare la vostra pupilla.

Inquietante sorriso luminoso
smile-2122328 – Foto di porag modak da Pixabay

Una volta un collega molto bravo mi ha detto che senza la lucina che brilla nell’occhio siamo tutti dei pesci morti da tre giorni. È vero, è sempre bello riuscire a riprendere il riflesso di una luce negli occhi del nostro soggetto, ma per quanto riguarda il cerchietto di fuoco attorno all’iride, a me ricorda molto i film di fantascienza.

L’audio

Cominciamo ribadendo che, parlando di “prodotto audiovisivo”, evidentemente l’audio ne è parte fondamentale.

Ma allora perché è sempre bistrattato?

7. Il microfono

Una delle cose peggiori che si possa fare girando un video, che prevede un intervento parlato, è utilizzare solamente un microfono ambientale.

Come dice la parola stessa, il microfono ambientale è costruito appositamente per raccogliere tutti suoni dell’ambiente circostante. Anche se stiamo registrando in una stanza silenziosa, il microfono ambientale raccoglierà il suono in modo molto più dispersivo. Il risultato, nel migliore dei casi, è un video con un audio fastidioso da ascoltare; quando invece va male, la voce della persona che parla sarà sovrastata da moltissimi rumori di fondo, che impediranno di capire cosa sta dicendo, o comunque renderanno la comprensione più difficile.

Il caos della città reso attraverso un disegno coloratissimo e disturbante
city-4689540Foto di Quinton Delmar da Pixabay

Per registrare il parlato dobbiamo utilizzare anche un microfono direzionale, fatto apposta per raccogliere solo la voce di chi sta parlando in quel momento. Non è necessario spendere mille euro per un microfono; nella maggior parte dei casi può andare bene anche il microfono dell’auricolare del telefono.

Anche di microfoni avevo già parlato al Freelancecamp.

8. Il sottofondo

Il sottofondo musicale può arricchire un video. 

Ma quando mettiamo della musica sotto qualcuno che parla, dobbiamo fare molta attenzione. Dovremo scegliere un brano senza cantato e dovremo tenerlo ad un volume molto basso, altrimenti rischiamo che sovrasti il parlato, impedendo, a chi guarda il video, di capire cosa viene detto.

Festa con luci viola quasi tangibili che coprono tutto
party-629241 – Foto di 453169 da Pixabay

Se si tratta di un video montato, possiamo scegliere di alzare il volume del sottofondo in punti strategici, dove non c’è il parlato, per sottolineare determinati passaggi e determinate immagini, ma per il resto dovrà essere sempre qualcosa di molto discreto, quasi impercettibile, altrimenti il nostro messaggio rischia di non arrivare al destinatario.

9. L’incomprensibilità

Se stiamo parlando e non si capisce cosa stiamo dicendo è inutile che continuiamo a parlare.

Gatto con sguardo tra lo schifato e il perplesso
cat-4371296 – Foto di aruggeri da Pixabay

Il web è pieno di video di guru entusiasti che ci promettono cose incomprensibili! O perché hanno un accento dialettale talmente forte che impedisce qualsiasi traduzione, o perché dicono 8 parole in una, fondendo vocali e consonanti in suoni gutturali e senza senso, o ancora perché non aprono la bocca e quello che dicono rimane nelle loro gole.

Non è necessario studiare dizione e parlare in italiano corretto (anche se aiuta molto), ma quando parliamo al nostro pubblico dobbiamo per lo meno articolare le parole aprendo bene la bocca e tenere un buon ritmo: che non annoi, ma che non impedisca nemmeno di capire cosa stiamo dicendo; infine dobbiamo trovare il nostro portato, ovvero l’intenzione di raggiungere le persone a cui ci rivolgiamo.

Quanto sono gravi questi errori?

Dipende da cosa vogliamo dire. Se scegliamo di fare queste cose consapevolmente, per dare un determinato significato al nostro video, non sono nemmeno errori. 

Per il resto, facciamo finta di avere a che fare con la lingua italiana e pensiamo che il video, come la lingua, ha le sue regole e che se è vero che spesso anche se non rispettiamo le regole della lingua, l’importante è capirsi, non sempre questo succede.

Deborah Ugolini

Le immagini, la voce e le parole hanno sempre guidato la mia passione. Ho cominciato come videoreporter e oggi lavoro come videoteller, brand journalist e come consulente e formatrice. Vivo con curiosità e sono fermamente convinta che nella vita non esistano esperienze o competenze inutili.

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