Ci sono video e video: i formati giusti per i canali giusti

L’ultima volta abbiamo scelto il messaggio, individuato il pubblico e valutato le diverse tipologie di video a nostra disposizione.

Adesso possiamo cominciare a parlare di canali e formati, o meglio delle caratteristiche tecniche che i nostri video devono rispettare per raggiungere la massima efficacia su Facebook, YouTube, Instagram o su qualsiasi altro canale decidiamo di utilizzare per comunicare con il nostro pubblico.

In realtà tutte queste scelte vanno fatte in contemporanea, perché si influenzano in modo reciproco, quindi la consequenzialità dei passaggi è soprattutto una traccia che possiamo seguire, ma che non dobbiamo prendere troppo alla lettera.

Canali e caratteristiche

Una volta mi è capitato di fare un colloquio con quello che sarebbe diventato mio cliente.

Futuro cliente: devo fare dei video
Io: ok, dove li devi programmare?
Futuro cliente: mah, non so, sui social, sul sito
Io: ok, ma qual è la strategia comunicativa?
Futuro cliente: la strategia è che faccio i video e poi li diffondo

NO. NO. NON FUNZIONA IN QUESTO MODO! 

Prima ancora di pensare il nostro video dal punto di vista del messaggio (o quantomeno contemporaneamente), dobbiamo aver presente su quali canali sarà diffuso, perché ogni canale ha un’audience privilegiata e regole precise sia per le tematiche che per le caratteristiche tecniche.

In altre parole, se realizziamo un prodotto bellissimo ma lo diffondiamo sul canale sbagliato, sarà come aver buttato via soldi e tempo, perché semplicemente non funzionerà.

Come scegliamo i canali

Cominciamo ponendoci tre domande basilari.

Dove si trova il mio pubblico?

Sembra quasi ovvio dirlo, ma dobbiamo cercare di essere dove sono le persone con cui ci interessa instaurare un dialogo. Se il nostro pubblico è presente su più canali, dobbiamo capire come interagisce con i diversi canali, in quali momenti e occasioni, che cosa cerca in ognuno di questi.

Qual è il mio scopo? 

A seconda che io voglia farmi conoscere da una nuova audience, vendere direttamente qualcosa, rafforzare la mia reputazione o inviare un messaggio particolare, scegliere un canale piuttosto che un altro fa una grande differenza.

Che stile avrà il mio video?

Serio, comico, ironico, istituzionale? Questa domanda ce la faremo subito dopo aver scelto il canale, per capire che spazio di azione abbiamo dal punto di vista artistico, perché non tutto funziona ovunque. Per scegliere, dobbiamo aver già risposto alle prime due domande.

Ad ogni canale il suo video

Adesso che sappiamo dove vogliamo pubblicare il nostro video, vediamo quali sono le caratteristiche tecniche peculiari del canale.

L’aspect ratio

Come spiega Wikipedia è “il rapporto matematico tra la larghezza e l’altezza di un’immagine” e viene definito da una proporzione.

Ogni canale è pensato per trasmettere in modo ottimale un solo rapporto proporzionale. Se trasmettiamo un video con un rapporto diverso dobbiamo essere consapevoli che non stiamo sfruttando al massimo le potenzialità del canale (non sarà possibile, ad esempio, trasmetterlo full screen) e che, in qualche caso, potrebbe essere modificato: potrebbero essere aggiunte bande nere di lato oppure sopra e sotto, per “riempire” spazi mancanti, ma potrebbe anche essere “ritagliato” o deformato (pensate ai programmi televisivi degli anni ‘80, che sono in 4:3, trasmessi oggi sui televisori in 16:9).

I formati più comuni

I formati giusti per i canali giusti: i rapporti (aspect ratio) più comuni

16:9 (Orizzontale o Widescreen) – È il formato alla base dell’alta definizione. Nasce all’inizio degli anni ‘80 ed è appositamente studiato per contenere tutti gli altri formati cinematografici. Se dobbiamo ottimizzare le riprese per diversi formati, partiamo sempre da qui, perché dalle riprese in 16:9 solitamente è più semplice ricavare video con proporzioni diverse. Questo è il formato da utilizzare sul nostro sito web e su YouTube. Pensando più in grande va bene anche per il Cinema, la televisione e per la maggior parte delle proiezioni su schermo (presentazioni, festival, convegni, occasioni varie).

2,35:1 (Cinemascope) – Formato cinematografico utilizzato prevalentemente negli anni ‘50. Oggi non viene più utilizzato, ma potremmo decidere di sceglierlo proprio per la sua valenza storica. In fondo anche la scelta della proporzione dello schermo contribuisce a dare senso al nostro messaggio.

4:3 (Televisivo) – È stato il formato standard per televisori a tubo catodico e monitor fino alla fine degli anni ‘90, quando abbiamo cominciato a preferire televisori al plasma ed LCD. Anche questo non viene quasi più utilizzato, ma potrebbe servirci per veicolare messaggi particolari.

1:1 (Quadrato) e 4:5 – Abbiamo cominciato a utilizzarli più recentemente, in concomitanza con l’utilizzo di social network come Facebook e Instagram, a cui si accede prevalentemente dal cellulare. Scegliendo uno di questi due formati il video viene visualizzato in modo ottimale, senza dover girare il telefonino; diversamente dal formato verticale (9:16), permettono di continuare a vedere le informazioni sopra e sotto al video.

9:16 (Verticale) – Per la fotografia è un formato classico, ma per il video abbiamo cominciato a utilizzarlo solo con la diffusione degli smartphone. È tipico dei social completamente “visual” come TikTok e per le piattaforme pensate per essere fruite da smartphone come IGTV.

La risoluzione

Sempre secondo Wikipedia “è il numero dei pixel orizzontali e verticali presenti o sviluppabili in uno schermo”. Per farci un’idea delle proporzioni vediamo alcune delle principali risoluzioni standard 16:9.

I formati giusti per i canali giusti: le principali risoluzioni standard video 16:9

SD (Standard Definition) – 640×360 pixel
In realtà ho barato. Lo standard, infatti, sarebbe 720×576, che è il classico 4:3 dei vecchi televisori a tubo catodico. Utilizziamo comunque questo termine per distinguere quella che oggi è la più piccola risoluzione 16:9 utilizzata. Traducendoli in centimetri possiamo dire che un video in questa risoluzione si vede bene in schermi fino a 22,58 cm x 12,70 cm.

HD (High Definition) – 1280×720

Full HD – 1920×1080

4K o Quad HD – 3840×2160

8K o Ultra HD – 7680×4320

16K o Quad Ultra HD – 15360×8640

Questa scelta andrà fatta innanzitutto in sede di ripresa: è sempre possibile esportare un filmato in una dimensione più piccola, rispetto al formato di registrazione delle immagini, ma non viceversa; o meglio, si può fare, ma ci sarà una perdita di qualità dell’immagine. Quindi se abbiamo immagini riprese in 4K le possiamo tranquillamente esportare in Full HD, senza perdita di qualità, ma se abbiamo immagini Full HD è meglio non esportarle in 4K.

La perdita di qualità dell’immagine c’è anche quando il filmato viene proiettato su uno schermo troppo grande (ad esempio se proiettiamo su uno schermo cinematografico un video esportato in HD per i social o se pubblichiamo su YouTube un video esportato in SD per WhatsApp).

Nella scelta delle dimensioni del nostro video entreranno, per forza di cose, anche lo spazio a nostra disposizione e la velocità di caricamento del video. Se carichiamo il video direttamente sul nostro sito, un video troppo grande (quindi più pesante del necessario) potrebbe metterci troppo tempo a caricarsi e creare difficoltà di fruizione agli utenti; se vogliamo inviare il nostro video tramite servizi di messaggeria istantanea, dobbiamo necessariamente ridurre al minimo le dimensioni, altrimenti non avremo la possibilità di inviarlo. 

Ogni canale ha le sue impostazioni predefinite. Quando carichiamo un video viene automaticamente “adattato” al formato ottimale, ma se ci avviciniamo già alle impostazioni richieste è sempre meglio.

Se lavoriamo su un programma di montaggio basterà scegliere le impostazioni standard per il canale selezionato, se invece registriamo il nostro video direttamente all’interno del canale (una diretta Facebook, una Stories su Instagram, un video su TikTok) il problema non si pone perché sarà già ottimizzato sotto tutti i punti di vista.

I canali

Sul nostro Sito web possiamo sbizzarrirci e realizzare video che siano perfettamente in linea con le grafiche e con il concept comunicativo. Questo significa che possiamo anche creare un aspect ratio personalizzato.

Se ad esempio dobbiamo inserire un video in loop in alto nella nostra homepage, molto probabilmente ci servirà un formato più largo e più stretto rispetto a un 16:9, più simile alle dimensioni di un banner classico. Stesso ragionamento se vogliamo realizzare un video da inserire come copertina per la nostra pagina Facebook (che dovrebbe essere 27:10).

Per quanto riguarda le dimensioni (che decideremo in sede di esportazione), la domanda a cui rispondere è: qual è il supporto più grande da cui un utente potrebbe visualizzare il mio video? Dovrebbe bastare un Full HD, ma se ci teniamo particolarmente (e il nostro host ci supporta) possiamo arrivare al 4K.

YouTube supporta fino al 4K (ma ricordiamo che dimensioni più grandi vuol dire file più pesanti) e predilige ancora l’aspect ratio 16:9. Se carichiamo un video quadrato o verticale sarà visualizzato con le bande laterali, se invece carichiamo un video in Cinemascope o in un formato più “basso” del 16:9 le bande nere saranno sopra e sotto.

Su Facebook abbiamo già visto che l’aspect ratio migliore è il quadrato oppure il 4:5. Supponendo di partire da una registrazione Full HD, la dimensione del video sarà 1080×1080 o 864×1080. 

Stessa cosa per il feed di Instagram.

Quando facciamo una diretta, se abbiamo la possibilità, possiamo scegliere uno di questi due formati, in alternativa, sceglieremo tra verticale e orizzontale, in base al nostro gusto, al gusto e alle abitudini del nostro pubblico e al particolare messaggio che decidiamo di mandare.

Sì, sto dicendo che possiamo fare quello che ci pare, purché lo facciamo coscientemente!

Le Stories, sia su Facebook che su Instagram vogliono il 9:16 (verticale), così come IGTV e TikTok, quindi, sempre partendo dal Full HD, o giriamo la camera e registriamo in 1080×1920, oppure adattiamo ed esportiamo in 608×1080.

Attenzione! Adattare non significa che partiamo dal 16:9 ed esportiamo in 9:16 (o in un altro formato) in modo automatico.

NO! NO! NON SI FA NEANCHE QUESTO!

Se partiamo dal 16:9 e dobbiamo arrivare al verticale o al quadrato, dobbiamo adattare il contenuto al nuovo aspect ratio, centrando bene le immagini e risistemando al meglio le grafiche.

LinkedIn viene fruito ancora molto da desktop, quindi anche in questo caso siamo liberi di scegliere tra il formato quadrato e l’orizzontale.

Se vogliamo comunicare attraverso servizi di messaggeria istantanea (WhatsApp, Telegram, e simili), come abbiamo già detto, sarà necessario esportare nella dimensione più piccola possibile. Per quanto riguarda l’aspect ratio possiamo scegliere liberamente quello che preferiamo (cioè quello più adatto al nostro video, al nostro messaggio e al nostro pubblico, raggiunto in quel particolare modo).

Se il nostro obiettivo sono piattaforme dedicate per scopi specifici (ad esempio stiamo realizzando un videocorso o delle videoistruzioni da inviare via mail), dobbiamo individuare i device su cui sarà fruito e capire se privilegiare le dimensioni o la velocità di trasmissione.

Stesso ragionamento quando dobbiamo proiettare qualcosa su uno schermo, ad esempio durante un evento: dobbiamo sapere che forma avrà lo schermo, quanto sarà grande e in che modo lo proietteremo (da chiavetta, da computer, in streaming, …).

Ad ogni video il suo canale

Concludiamo riprendendo la carrellata delle possibilità viste l’ultima volta e mettendola in relazione con i canali così come li abbiamo visti ora.

Ancora una volta si tratta di opinioni e suggestioni da prendere solo come indicazioni generiche e non come oro colato.

Backstage – Funzionano bene sui social. Più lunghi su Facebook, sotto forma di Stories anche su Instagram. Potrebbero essere utilizzati anche in apertura di convegni o eventi.

Documentario – Luoghi privilegiati sono sicuramente il sito web, YouTube e piattaforme specifiche come Vimeo. Nulla ci vieta di diffonderlo anche attraverso i social, sia in forma integrale, che sotto forma di trailer. A seconda di quanto è brandizzato potremmo considerare di presentarlo come prodotto artistico a sé stante. L’aspect ratio privilegiato è sicuramente il 16:9, ma ancora una volta siamo libere di scegliere qualcosa di diverso, se vogliamo dare un valore particolare al nostro messaggio.

Lezione/incontro virtuale/diretta/evento – Questa volta la risposta è una sola: dipende da dove si trova il nostro pubblico di riferimento. Potrebbe essere YouTube, Facebook, Instagram, oppure potremmo scegliere un pubblico più selezionato, attraverso un evento su Zoom, Meet o una delle tante piattaforme a disposizione per le videoconferenze.

Vlog – Idem come sopra, escludendo la videoconferenza. Potremmo aggiungere però i canali ibridi come Telegram e Whatsapp.

Faq e Tutorial – Il luogo naturale di queste tipologie di video è il nostro sito web. Subito dopo c’è YouTube che, come secondo motore di ricerca al mondo, risponde alle domande degli utenti e ci farà trovare proprio da chi ha bisogno di noi in quel momento. Adeguatamente riadattate (come aspect ratio ed eventualmente come durata), possiamo usare i video FAQ e tutorial anche come stories o come short video per Facebook e Instagram.

Talk – Se siamo state brave in qualche occasione e abbiamo avuto la fortuna che qualcuno ci riprendesse, allora è nostro dovere diffondere il più possibile le nostre capacità, attraverso tutti i mezzi a nostra disposizione. In questo caso il primo luogo dove inserire il video (come dicevamo l’altra volta, adeguatamente “impacchettato”) è sicuramente LinkedIn, dove possiamo pubblicarlo, ma anche inserirlo nella nostra descrizione, in modo che sia subito evidente a chiunque visita il nostro profilo. Poi lo caricheremo su YouTube e volendo sul nostro sito web.

UGC (Used Generated Content) – Anche in questo caso il problema non si pone. Stiamo parlando di contenuti generati da un particolare pubblico, che per forza di cosa andranno diffusi nei canali frequentati da quel particolare pubblico e nelle forme in cui ci arrivano. Possiamo decidere di creare contenuti diversi a partire dagli UGC, ma in questo caso stiamo già parlando di un prodotto diverso.

Branded film/serie – Finiamo con un ultimo meraviglioso “dipende”. Perché per parlare di tutti i tipi di prodotto che racchiude questa categoria, servirebbe un articolo a parte (che è già in programma), quindi per il momento ci limiteremo a scegliere formato e canale in base a pubblico e messaggio (o viceversa).

Quanta roba! Troppa! 

Solo un ultimo consiglio: dimentichiamo tutto quello che abbiamo detto fino ad ora e sentiamoci libere di fare quello che vogliamo, ma facciamolo consapevolmente.

Deborah Ugolini

Le immagini, la voce e le parole hanno sempre guidato la mia passione. Ho cominciato come videoreporter e oggi lavoro come videoteller, brand journalist e come consulente e formatrice. Vivo con curiosità e sono fermamente convinta che nella vita non esistano esperienze o competenze inutili.

Sito | Facebook | Instagram | LinkedIn

Lascia un commento