L’angolo del freelance femminista. Intervista a Susanna Villa

Trump ha vinto le elezioni. E io l’ho presa male.
Ho frignato un po’, tanto.
Ho frignato ancora di più quando Hillary Clinton ha detto che non finisce qui, che lei ci ha provato. Che ora tocca a noi provarci. Poi ho smesso di frignare e l’ho presa in parola, che come dice un tweet ancora attuale, 1 donna ogni 3 giorni in Italia muore uccisa da un uomo che conosce.
Allora ho pensato che una rubrica con la parola femminista nel titolo ci stava e miss Marano è stata subito d’accordo. Ecco l’angolo del freelance femminista, una rubrica che ci tiene a parlare di femminismo con maschi e femmine, freelance e non. Una rubrica rispettosa nei toni e nei modi, fatta della solita intervista a persone diverse. Una rubrica che si chiede, come spiega bene la giornalista inglese Caitlin Moran, come si fa a essere donne e a dire “non sono femminista” e anche – aggiungo – come si fa a essere uomo e a dire “non sono femminista”? Questa rubrica ci vede tutti come esseri umani, che la parità di genere è un problema di tutti, per diventare come ha detto meglio di me l’attrice inglese Emma Watson “la versione più vera e completa di noi stessi”.

Oggi intervistiamo Susanna Villa

Descriviti.
Susanna, donna fortunata di trentacinque anni con vita & storia un po’ balorda (come tutte le vite, del resto). Campagnola nell’anima, londinese per la maggior parte della mia vita adulta, mi sento ancora straniera in Italia, dove sono rientrata da tre anni. Lavoro da freelance nel mondo del cibo e della salute. Innamorata fino al midollo del cibo vero, delle potenzialità del corpo umano e di un surfista ligure.

Cosa significa per te femminismo? Quanto pensi c’entri il sesso, i peli, i lavori domestici, i commenti sul fisico?
Ho vissuto fino a tre anni fa a Londra: mi vergogno un po’, ma sono diventata femminista solo da quando sono rientrata in Italia… nel senso che a Londra non mi sembrava fosse un qualcosa di cui occuparmi, qualcosa che mi riguardasse, non mi sembrava il genere fosse un problema. Non so, forse sono sempre stata fortunata e gli ambienti che ho frequentato erano quanto di più paritario si potesse immaginare – c’è da dire che ho frequentato molto ambienti a netta prevalenza di omosessuali. Nei tre anni in Italia invece, sono stata derisa dal commercialista con cui stavo discutendo del mio progetto lavorativo, innumerevoli volte sminuita in quanto donna (non sul lavoro devo dire), umiliata e visto tante donne umiliate nel quotidiano, come se fosse l’unico modo possibile. E la televisione italiana, santo cielo…
Il femminismo per me significa, semplicemente, che le mie nipoti e le loro amichette, ora piccole, non vengano derise dal commercialista, che non si ritrovino a pensare “forse è stata colpa mia” dopo che l’amico ha infilato loro una non richiesta mano nel reggiseno, che debbano preoccuparsi solo di fare al meglio il loro lavoro e non dover gestire il cliente viscido pur restando professionali, che l’umiliazione non sia più ordinaria amministrazione, che abbiano le stesse opportunità dei loro amici maschi, che possano mantenere la loro meravigliosa differenza, senza che questa le metta in una posizione di inferiorità.
Il sesso uhm no, non c’entra: c’entra però la pornografia, nel senso che sta facendo fare passi indietro spaventosi alla causa.
I peli? Ahahahah noooo non c’entrano. Quelli hanno più a che fare con l’autoironia, la sicurezza di sé, col femminismo mica tanto, secondo me.
I lavori domestici sì c’entrano tanto – però basta trovarsi un fidanzato/marito femminista… è un ambito nel quale siamo spesso le nostre peggiori nemiche, perché lavoriamo quanto loro, ma non vogliamo mollare l’osso dei lavori di casa…
I commenti sul fisico: nel senso di quelli che ti urlano per strada o nel senso della crocifissione delle donne con cellulite o troppo magre o con la pancina? Un grosso, grosso problema quello dei commenti per strada: un problema degli uomini, un qualcosa che viene minimizzato e racchiude invece tanti punti cardine del femminismo. L’altro invece, è un problema delle donne nei confronti delle donne.

Ti è mai capitato di essere discriminata sul lavoro o a scuola per via del genere?
No…, ma mi sembra doveroso precisare che ho vissuto a Londra dai 20 ai 32 anni e sono rientrata in Italia da solo tre. Discriminata no, ma proprio oggi un cliente mi ha verbalmente aggredito dopo che gli ho fatto notare che i suoi messaggi stavano diventando inappropriati e inopportuni. Eh insomma mi rendo conto che ogni tanto capita… lo do per scontato, mi sembra inevitabile, come le tasse e la nebbia della Bassa padana. E mentre lo dico, mi arrabbio. Con me stessa.

Nel tuo quotidiano paghi uno scotto personale per via del genere?
Ma certo! Giro molto da sola e torno spesso tardi la sera, in macchina o in treno: non lascio assolutamente mai che la paura influenzi la mia libertà di movimento, ma al pomeriggio penso a dove lascio la macchina, a come sarà alla notte quando torno; quando mi aggiro per stazioni o certe strade al buio un po’ mi vergogno a dirlo, ma ho sempre il bastoncino che normalmente mi tiene su i capelli impugnato come un’arma… sono tranquillissima, ma anche pronta a infilzare una carotide se dovesse rendersi necessario. E il dover esser sempre pronta a difendermi lo vedo come uno scotto personale. Che poi colgo l’amara ironia in tutto ciò, perché per strada me ne hanno dette di tutte i colori, ma nessuno mi ha mai sfiorato: le mani addosso me le hanno messe solo cari amici o fidanzati!
Vien da pensare: beh, ma anche gli uomini possono venir aggrediti di notte. Sì, ma se mi rubano il portafogli è una cosa, ma è quel qualcosa in più che ti possono prendere in quanto donna, che mi fa impugnare oggetti appuntiti – il portafogli glielo do e basta, senza tante storie!

Ti è mai capitato di essere l’unica donna nel posto di lavoro?
A Londra mi è capitato di essere l’unica eterosessuale nel ristorante dove lavoravo! Mai divertita così tanto in vita mia…

Quali pensi siano i tuoi limiti in quanto donna? Che cosa potrebbe aiutarti a migliorare il tuo lavoro?
Limite: dover perdere tempo ed energie con il cliente che a metà consulenza comincia a provarci. Potrebbe aiutarmi a migliorare il mio lavoro: il rispetto.

Che tipo di sostegno ci vuole per raggiungere la tua passione, il tuo sogno, che cosa farebbe davvero la differenza?
Uhm, niente a che vedere con il genere direi (per quanto mi riguarda).

Quanto pensi influisca la politica nel femminile o sulle minoranze? Ci pensi mai quando vai a votare?
Ho votato poco in Italia – sto ancora cercando di riprendermi dallo shock culturale del ritorno e dalla scena politica italiana (*cringes*)

C’è un libro, un gesto, una persona che con le sue parole, o con il suo atteggiamento ti ha ispirato? Qualcosa che ti ha influenzato positivamente anche solo facendoti riflettere in proposito? Ce ne parli?
Alexandra Franzen, quasi tutto quello che scrive, ma in particolare questo concetto:

“Like what if, maybe, we’re all wasting our time and spinning our wheels, agonizing over questions like:
“What is the secret to happiness and success and wealth and greatness and impact and legacy and leadership and innovation and how can I fulfill my highest purpose, every day?”
When really, all we oughta be asking is:
“How can I make someone’s day?”

Niente a che fare col femminismo, lo so… in quel senso, mi ha influenzato tantissimo Caitlin Moran con “How to be a woman”, e da più giovane, quando ancora non aveva le connotazioni attuali da “Frasi Islamofobiche Pubblicate Da Cinquantenne Razzista Di Provincia Su Facebook”, sono stata molto influenzata da Oriana Fallaci – adoravo il suo modo di scrivere e il suo essere una donna così.

Come sono divisi i compiti a casa tua? Come concili il tempo dedicato al lavoro, con quello dedicato alle persone che ami? Sono cambiate le cose rispetto alla tua famiglia d’origine: come erano divisi i compiti tra i tuoi genitori?
Vengo da una meravigliosa tradizionalissima famiglia piena di amore: mio padre non sopravviverebbe a lungo senza mia madre e viceversa. Lui non sarebbe assolutamente in grado di nutrirsi senza di lei, lei gli prepara i vestiti da indossare; mia madre si occupa completamente della casa, mio padre non saprebbe assolutamente lavare i piatti o fare una lavatrice – pur essendo un artigiano che ha lavorato e tutt’ora lavora in proprio mandando avanti un’azienda (nel senso che non è un totale deficiente!); mai, in 35 anni li ho sentiti litigare o mancarsi di rispetto e sono abbastanza sicura che mio padre ucciderebbe a mani nude chiunque dovesse mancare di rispetto a mia madre, e viceversa. Insomma, sembrano l’antitesi del femminismo, ma in realtà sono i migliori femministi che io conosca!
Con gli uomini con cui ho convissuto si è sempre innestato il meccanismo io cucino, tu lavi i piatti, lavatrice a seconda di chi ha più tempo, pulizie in casa solitamente leggermente più spesso io che occasionalmente faccio scenata AH MA BASTA SONO STUFA NON PULISCI MAI IL BAGNO QUAND’È L’ULTIMA VOLTA CHE LO HAI PULITO, EH?? EEEEHHH????? OK BEVIAMOCI UNA BIRRA. Poi c’è stato chi non aveva tempo di fare pulizie, ma aveva disponibilità economica e allora pagava qualcuno per pulire, poi c’è stato il fidanzato che il bagno non pulito era un pretesto per prendermi a male parole, ma quella è un’altra storia. Tutte cose impensabili per la mia famiglia d’origine. Tutte. Mi vien da pensare che forse ho fatto qualche passo indietro rispetto a mia madre. Certo non rispetto alle mie nonne, che erano grossomodo schiave (I’m from the countryside, baby!), ma rispetto a mia madre forse sì.

Sapevi che l’associazione tra il rosa e il femminino è avvenuta in tempi relativamente recenti e per una scelta arbitraria? Che idea ti sei fatta/o rispetto agli stereotipi di genere?
Uhm no, lo ignoravo. Ho una nipote di otto anni e sto assistendo, a metà fra l’affascinato e il disgustato, alla sua metamorfosi in una creatura che squittisce di gioia vedendo gli smalti per le unghie, dice che i capelli corti sono da maschio e chiede il ferro da stiro a babbo natale. Sinceramente ci sono troppo dentro, l’idea me la sto facendo, sta succedendo: richiedimelo fra un po’.
Una cosa strana è che dopo una vita di nero, marrone e “maschiaccismo”, sto molto rivalutando il rosa (vedi il mio rosissssimo logo) – la cosa strana è che mi sento vagamente in colpa per il fatto che mi piaccia il rosa. Come se stessi in qualche modo tradendo la sorellanza… isn’t it ironic?!?

In che cosa ci si può impegnare per cambiare le cose? Ci racconti una cosa semplice che possiamo cominciare a fare subito?
Easy: smettere di essere le nostre peggiori nemiche.

Simona Sciancalepore

Se mi chiedete che cosa faccio, di solito rispondo scrivo. Scrivo perché Jo March scriveva e anche a me veniva facile. Leggo anche, perché, secondo me, la scrittura la fa chi la legge: è così che contamino la mia. Revisiono tanto. Tante cose non mie, per lavoro. Rileggo, leggo ad alta voce, cancello e riscrivo. Scrivo anche quando non scrivo. Lì partono la musica, le immagini e ovviamente i titoli di coda.

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3 commenti su “L’angolo del freelance femminista. Intervista a Susanna Villa”

  1. purtroppo è vero, in Italia le donne, soprattutto quando non più giovanissime, diventano oggetto di derisione o anche di maleducazione e minacce
    all’estero dipende da dove vai, in tanti posti la situazione è ovviamente migliore, in altri sappiamo come sia anche peggiore

  2. In Inghilterra le discriminazioni di genere non esistono, quando ho raccontato ad amici inglesi di non aver ottenuto un certo lavoro in Italia perché donna (il motivo mi era stato riferito in seguito) sono inorriditi tutti. Per la mia esperienza qui non esiste neanche l’idea di scartarti perché potresti rimanere incinta, vogliono solo i migliori e se lo sei non importa se sei fertile o meno. Un altro mondo!

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