Espressioni da evitare nella comunicazione del tuo handmade

Uno dei crucci più diffusi tra le crafter è quello di non essere prese sul serio da parenti e amici. È un problema diffuso tra chi lavora da casa, ma per le crafter c’è un oggetto di lamentela in più: le proprie creazioni sono spesso sminuite e ridotte a passatempo, anche quando, a volte, il venderle contribuisce più o meno fortemente all’economia famigliare.

Quindi, da un lato c’è questa voglia di essere prese sul serio, di far capire al mondo che fare la crafter non vuol dire “starsene a casa a giocare con colla, forbici, uncinetto”, dall’altro c’è l’utilizzo di espressioni che comunicano tutto il contrario.

Queste espressioni sono sintomo di un’insicurezza culturale tutta femminile, siamo quindi noi per prime a dover cambiare il modo in cui raccontiamo quello che facciamo, così da poter essere prese sul serio e mostrarci per quel che siamo: tostissime micro-imprenditrici che lavorano sodo per sfondare e rimanere a galla in un universo, quello dell’handmade, decisamente pieno di competizione.

Ho deciso per questo motivo di stilare una lista di espressioni che, secondo me, dovresti evitare come la peste, perché, ad usarle, non solo fai male alla tua immagine ma fai male all’immagine di tutta la categoria.

I diminutivi

Io adoro i diminutivi, per dire, un mio amico l’ho ribattezzato Simonetto, perché mi fa molto ridere (no, non è né piccolo né basso). Il problema è che ad usare i diminutivi per parlare di quello che facciamo, riduciamo tutto al livello di cazzatine.
Quindi al bando i lavoretti, gli oggettini, anche i braccialetti (perché chiamare un bracciale braccialetto? Qual è la differenza?), via le collanine e le borsette.
Parliamo di lavori, oggetti, bracciali, collane, borse, vestiti, sono parole belle già così senza dover cercare di renderle vezzose con gli ini e etti.
Elimina anche benino, caruccio, bellino. Tu le cose le fai bene e i tuoi prodotti sono belli. Ok? Ok.
Compito: controlla le descrizioni dei tuoi prodotti, i post dei tuoi social, la tua biografia, ed elimina tutti i diminutivi che trovi. Poi rileggi e dimmi se noti la differenza!

I difetti

Noi donne siamo spesso insicure, perché, seppure viviamo nel ventunesimo secolo e in un paese civilizzato*, ci dobbiamo comunque confrontare con una cultura maschilista e un’emancipazione molto recente.
La conseguenza è che, quando raccontiamo quello che facciamo, può capitare che ne mettiamo in evidenza solo o principalmente i difetti, come a giustificarci o a dire che “beh, non è niente di che, lo possono fare tutti”.
Mi capita quindi di leggere dei post di creative che mostrano esperimenti, nuovi prodotti, packaging e parlano solo di quello che non va, che non ha funzionato, o che si è rovinato.
Breaking news: sappi probabilmente solo tu noti questi difetti, perché sei l’esperta e sai come avrebbe dovuto essere.
Chi legge probabilmente sta pensando: “Boh, a me sembra tutto ok”, però poi non comprerà da te, perché se chi l’ha fatto dice che non è venuto bene, chi sono io per affermare il contrario? Certo non dico di vendere prodotti difettati ma di cambiare il modo di comunicare: racconta tutto il lavoro di progettazione e creazione, compresi passi falsi ed errori, spiegando, tra le altre cose, cosa c’è da migliorare e non solo cosa è venuto male.
Questo vale anche quando parli di te stessa: se in una foto con la tua mano che regge un anello scrivi: “Finito! In confronto alle mie dita scheletriche sembra enorme!”, chi legge finisce per guardare le dita e non l’anello, senza considerare che probabilmente, se non avesse letto, le dita non le avrebbe guardate nemmeno.
Compito: controlla le tue descrizioni e i tuoi post sui social e correggi tutti i testi in cui ha dato rilevanza a un difetto o un problema senza volgerlo al positivo. Togli i riferimenti negativi (a meno che non siano ironici) a te stessa, perché il rischio lagna è dietro l’angolo e non è detto che gli altri ti vedano come ti vedi tu.

(*cosa di cui a volte dubito, visti i recenti fatti di cronaca.)

Le risposte ai complimenti

Ti è mai capitato di ricevere un complimento per un tuo lavoro e rispondere con una scrollata di spalle, un gesto vago della mano o dicendo, con aria modesta, “Non è niente di che”? A me sì. Se vuoi essere una micro-imprenditrice, se vuoi vivere di creatività, se vuoi che questo sia il tuo lavoro, devi alzare il mento e mostrare a parole e atteggiamenti che ci credi davvero, altrimenti come puoi aspettarti che gli altri facciano altrettanto?
Quindi, quando ricevi un complimento per il tuo lavoro, rispondi “Grazie!” con orgoglio ed entusiasmo, perché sono arrivata alla conclusione che è da ipocrita lamentarsi di vivere in una società in cui le donne percepiscono stipendi più bassi degli uomini e non raggiungono le vette più alte della dirigenza politica e imprenditoriale e poi essere le prime a sminuirci e fare come se le nostre vittorie, seppure piccole, non contino niente.
Compito: quando ti fanno dei complimenti morsicati la lingua prima di rispondere come fai di solito, e poi vai di orgoglio. Se ti viene difficile, fai le prove davanti allo specchio. ripetendo: “Grazie, in effetti sono molto soddisfatta del risultato!”.

La speranza & la supplica

La saggezza popolare ci dice “Chi vive di speranza, male pranza e peggio cena.”, così quando leggo cose tipo “Spero che ti piacerà”, “Spero che vorrai acquistarlo”, “Per favore metti un like se ti piace” e simili, la mia reazione è ciaone.
Sì, è normale pensare queste cose, però mettiti nei panni di chi ti legge: cosa comunicano queste frasi? La mia impressione è che, chi le scrive, conosce poco il suo target e quindi fa le cose a casaccio, sperando che vadano bene o di impietosire chi legge. Non è una bella immagine da dare di un brand, no?
Se hai lavorato in maniera professionale, allora conosci il tuo target e, se lo conosci bene, già sai che amerà il tuo prodotto, anzi, sei praticamente certa che colpirai nel segno.
Ancora una volta, ci scontriamo con una mentalità che ci vuole poco sicure di noi, perché non sta bene, perché sennò sembriamo arroganti. Vai a leggere le crafter affermate (o gli uomini, di qualsiasi campo) e dimmi: scrivono niente del genere? (Spoiler: la risposta è NO).
Quindi, continua pure a sperare tra e te, ma quando scrivi vai di entusiasmo e certezza (anche se non è vero! Il solito “fake it untile you make it”), perché se ci credi tu, ci crederà anche chi ti legge.
Compito: quando scrivi mostrati certa delle reazioni di chi ti legge, nota le differenze e poi, se vuoi, vieni a raccontarmele qui sotto. Hai bisogno di un esempio? Eccolo: “Ho creato questo nuovo prodotto, sono sicura ti piacerà! Fammi sapere cosa ne pensi nei commenti.”

Il dubbio

In generale sono a favore del dubbio, perché credo sia l’anticamera della verità. Il problema del dubbio è che, per quanto riguarda la sua espressione nella tua comunicazione, rischia di minare la fiducia di chi ti legge. “Se ti piace puoi comprarlo qui”, “Se vuoi acquistarlo vai a questo link”: quando scrivi queste frasi esprimi un dubbio, ovvero che i tuoi fan e follower potrebbero non apprezzare o voler comprare quello che fai. Non c’è niente di male, anche perché è un’ipotesi veritiera, il problema è che si parte ancora una volta da una premessa negativa, vera solo per una parte di chi ti segue.
Frasi di questo tipo, possono far pensare di avere davanti una persona insicura e minare la fiducia nel tuo brand. Pensa invece che, chi ti segue, lo fa perché ama quello che fai, quindi il dubbio si elimina da sé.
A te non costa niente togliere quel “Se”, ma a livello di immagine che dai di te stessa e del tuo lavoro, la differenza è molta.
Compito: togli i se dalle call-to-action e usa frasi esortative come “Puoi acquistarlo qui” e “Compralo a questo link”. Cambia qualcosa nella reazione di chi ti legge? Raccontamelo nei commenti!
Per concludere: quanto hai letto fin’ora va messo in pratica, come sempre, usando il buonsenso; non vorrei che iniziassi a togliere tutti i se o eliminare definitivamente spero da ogni frase. Non devi appiattire la tua comunicazione su un tono perennemente entusiasta o fintamente assertivo; racconta le tue fragilità ma tieni sempre presente che stai comunicando il tuo brand, quindi devi fare attenzione a come verrà percepito quello che scrivi.
La parola d’ordine è quindi diffidare dagli eccessi, infatti anche l’eccesso di sicurezza e baldanza è deleterio. Questo è espresso con parole tutte in maiuscolo o miliardi di punti esclamativi e, oltre a dare un tono falso alla tua comunicazione, fa scattare un campanello d’allarme: sei un’esaltata o una depressona che cerca di nasconderlo malamente.

Questo è il mio ultimo post prima delle vacanze estive di C+B, quindi ti auguro buona estate e ti invito a raccontare nei commenti se ti sei rivista in qualcuna delle espressioni che ho elencato. Ci risentiamo a settembre!

39 commenti su “Espressioni da evitare nella comunicazione del tuo handmade”

  1. Fran, mi ha colpito il discorso sul “se ti piace”.
    pensavo fosse un modo educato di indirizzare alla vendita, ma, e non ci avevo mai pensato, leggere “se ti piace” implica che mentalmente io mi metta a pensare “mi piace? mi piace davvero? sicura?” e poi ciaociao alla vendita, forse.
    mentre “compra qui” in effetti fa venire tutto molto più veloce e istintivo!
    🙂

  2. Ciao Francesca, scusami…mi è partito…dunque, tutto molto interessante, e metterò in pratica i vuoi consigli ! Proprio oggi ho ricevuto un messaggio da un negozio della mia città con complimenti (wow) e richiesta di una possibile collaborazione…
    Ti chiedo: facendo parte di una associazione noi vendiamo ai mercatini con ricevuta fiscale, e non potremmo vendere in quantità ad un negozio…c’ è un sistema per poterlo fare..? Grazie e buone vacanze 🙂

  3. Sono consolatissima dal fatto che, punto per punto, non faccio niente di tutto ciò 😀 YUP!!!!!
    Ho altre carenze, detto tra noi!

  4. Oddioooo Francesca :O mi sono rivista sì, soprattutto negli ultimi due punti: speranza e dubbio. Non avevo mai pensato che anche espressioni come “Se ti piace..” o “Spero che vi piaccia..” potessero comunicare insicurezza.
    Direi a questo punto, che il mio compito delle vacanze sarà rivedere le descrizioni dei prodotti e i post in generale.
    Grazie e buone vacanze!! 🙂

  5. Ecco, appunto!!! Sono brava, sono brava, sono brava, grazie, diventerò ancora più brava ma sono già brava, sono brava, sono brava, grazie, piace molto anche a me, sono brava, sono brava!!!!!!
    Sei brava te Francesca, sei come un delizioso campanellino che mi richiama, con grazia, all’ordine ☺☺☺♥

  6. Bello questo articolo! Confesso di tutto quanto indicato utilizzo solo il termine BORSETTA. Però ho un motivo più che valido. BORSA e BORSETTA sono 2 cose diverse e ben definite nel campo degli accessori.
    La Borsa è grande e capiente (tote bag, shopping bag, borsa da viaggio, borsa portadocumenti). La borsetta è quella piccola, che si tiene in mano o sulla spalla e che contiene (dovrebbe contenere) le cose minime indispensabili (documenti, portafoglio, occhiali, chiavi rossetto).
    Verò è che ormai andiamo tutte in giro con la valigia sulla spalla….e che le nostre borse somigliano molto a quella di Mary Poppins…. 😉

      • Ah certo! 😉 Comunque niente è più tragico di “borsina”, “cosine”, “lavoretti” …. mannaggia si offendeva anche mio figlio all’asilo quando gli facevano fare i “lavoretti” per la festa della mamma….

  7. Molto utile anche per chi crafter non è, ma “solo” freelance che ogni due per tre deve dimostrare (ma perché poi!?) di non stare a casa a fare la mantenuta!

  8. Mamma mia Francesca è tutto assolutamente vero! Grazie per questo post, lo terrò come una bibbia, sono contenta perché, leggendolo, vedo che sto facendo bene ma… “c’è da migliorare”! 😉

  9. Ciao a tutti sono Gulminelli Loretta sono nuova qui mi piacerebbe partecipare a vostri corsi. Grazie

  10. Mi è piaciuto molto questo post, cercherò di farne tesoro. Tendo a vedere solo i difetti di ciò che faccio e se da un lato è positivo perché mi aiuta a migliorare, nella comunicazione non si può .

    • Concordo Giovanna! vedere i difetti è utile per migliorare però dobbiamo anche credere in noi stesse e dimostrarlo al mondo, altrimenti come possiamo pretendere che gli altri credano in noi? in bocca al lupo!

  11. Articolo davvero interessante e molto utile. Effettivamente mi sono accorta di fare l’errore del “Se ti piace” e “Spero che ti piaccia”; ammetto che a volte non si è pienamente consapevoli dell’uso dei termini che utilizziamo.
    Sto imparando molto da questi post, complimenti!

  12. Mi è piaciuto tanto il tuo articolo. Ho un negozio in etsy e devo imparare a gestirlo nel miglior modo possibile. Finora non ho avuto molto tempo ma voglio che le cose cambino quindi devo imparare e fare sempre meglio. Non sono pratica di community ne di etsy in generale, come trovo i tuoi consigli e insegnamenti su etsy? Torno giusto domani dalla mia vacanza e voglio ricominciare al meglio per passare da “si faccio dei lavoretti mmm sai niente di che” a “ho una mia piccola impresa che mi da molte soddisfazioni”. Sono agguerrita si vede? Ahahah ???

I commenti sono chiusi.