Le 3 grandi paure dei freelance

Se sei una freelance, e anche se aspiri ad esserlo, questo post è per te. Perché parla di paura, che – siamo oneste – è una delle emozioni più presenti e pressanti che una freelance può sperimentare, specie se non è allenata a gestirla.

La paura ha tante forme, può essere la paura di mettersi in proprio o una paura legata a vari aspetti del tuo lavoro o della tua vita, può essere lieve o talmente potente da bloccarti e limitare le tue possibilità di realizzare i tuoi desideri e progetti, magari proprio quelli a cui tieni di più.

Nel tempo ho individuato 3 grandi paure dei freelance, ossia le paure che intralciano più di altre il raggiungimento di piccoli e grandi successi.

Paura di non farcela

Probabilmente la paura più diffusa, che si presenta puntuale ogni volta che il tuo lavoro traballa e respiri un po’ di incertezza sul tuo futuro professionale, o quando non lavori ancora perché il tuo business è solo un’idea e, si sa, dargli forma significa renderlo reale, con tutti i rischi che questo comporta. Temi di non riuscire a realizzare ciò che vorresti: un lavoro in proprio che ami, in cui vuoi investire le tue energie e che sia redditizio – il tuo sogno, insomma. Ad alimentare la tua paura arrivano prepotenti dubbi amletici (“e se avessi sbagliato strada?”, “e se questo che chiamo lavoro restasse solo un hobby?”) e pensieri catastrofici del tipo “non sarò mai una freelance di successo”, “non lavorerò mai”, “dovrò abbandonare il mio sogno”. Seguono quasi immediatamente abbattimento, frustrazione e buio, che ovviamente non sono di grande aiuto per uscire da questo invalidante circuito.

Non starò qui a fornirti slogan incoraggianti, come “finché non provi non riesci!” o “non bisogna mollare mai!” – non perché non li reputi veri, ma perché so, per esperienza, che quando la paura di non farcela ti blocca e ti butta giù raramente aiutano a superarla. Vorrei invece che ti fermassi a chiederti: ma perché non dovrei farcela? Perché proprio io non dovrei? E cosa posso fare, in concreto, per farcela, invece? Da cosa/dove voglio iniziare?

Paura di sbagliare

Quella che fa capolino quando hai ottenuto finalmente la tua occasione: una collaborazione che ti farà crescere professionalmente, il primo cliente o quello che hai sempre desiderato, il tuo evento dell’anno. O semplicemente, il momento in cui far conoscere al mondo il tuo lavoro (ora che lo hai creato, ora che ce l’hai!). Ma proprio quando  puoi giocare le tue carte e far vedere quanto vali, ti metti alla ricerca del modo più complicato e perfetto di procedere, quello in cui è praticamente matematico sbagliare (perché la perfezione non esiste, giusto?!): non consegni il lavoro finché non è perfetto, non lanci l’evento finché non ti sei curata anche di quel dettaglio, non ricontatti il tuo potenziale cliente finché non sei perfettamente sicura di poter soddisfare tutte le sue richieste (leggi: mai).

In pratica, mentre sei distratta dal raggiungimento del risultato perfetto, rimani ferma: le probabilità di errore si abbassano fino ad azzerarsi con la conseguenza che – ops! – così perdi la tua occasione. Se questa situazione ti è familiare ti invito a riflettere su quanto potere dai alle conseguenze dei tuoi errori (a proposito, ma che succede se tutto non riesce perfettamente come desideri?), al punto da limitare (o eliminare del tutto) le tue reali possibilità di riuscita.

Paura di avere successo

Questa ti sembrerà ridicola, lo so. Forse stai pensando che è impossibile aver paura di riuscire nella vita! E invece sì, è possibile, solo che non è così facile accorgersene. Pensa a quando sei a un passo dal tuo obiettivo, eppure, regolarmente, qualcosa va storto e non ti spieghi come possa essere successo: ti dimentichi di inviare quel file così importante, di prenderti cura di quell’aspetto fondamentale per il tuo cliente, di fissare un appuntamento decisivo per il tuo lavoro. Tutte coincidenze sfortunate oppure sottili tentativi di autosabotaggio?

Una cosa è certa: avere successo è una cosa grande. È come prendere un impegno con te stessa e assumerti la responsabilità della tua riuscita:  rischi di sentirti appagata, fiera di te, sicura di essere una donna in gamba e con del talento ben coltivato. E tutto questo porta belle sensazioni di pienezza e intense emozioni di gioia – e poi devi pure festeggiare!

Allora la domanda sorge spontanea: nella tua vita, ti dai il permesso di riconoscere che vali e di gioire dei tuoi piccoli e grandi traguardi?

Insomma, se sei una freelance paurosa, sappi che sei in buona compagnia! E che se vuoi condividere le tue paure – quelle grandi e anche le piccole – puoi farlo nei commenti a questo post: così ci possiamo confrontare e rassicurare tutte insieme ☺

Liria Valenti

Sono una psicologa psicoterapeuta: accompagno le persone in percorsi di cambiamento, aiutandole a sentirsi padrone della loro vita e a fare scelte consapevoli e felici. Mi piace farlo seguendo il mio intuito, mettendo in moto tutta la mia sensibilità e attingendo liberamente al mio umorismo e alla mia creatività. Del mio lavoro amo: ascoltare, (ri)costruire, emozionarmi. Ah! Vado pazza per il tiramisù e adoro le piantine grasse.

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13 commenti su “Le 3 grandi paure dei freelance”

  1. Presente all’appello! Vi seguo da un po’ ma non ho mai scritto nessun commento. Tutti i vostri post mi sono veramente di aiuto, complimenti a tutte per la professionalità! Ma questo qui, caspita! Colpito ed affondato!! 🙂
    Sono una neo-mamma alla ricerca di un nuovo equilibrio, con tanta voglia di riprendere in mano la propria vita, ho un progetto in mente sul quale rimugino da mesi, faccio ricerche, metto giù idee, provo ad essere operativa ma..ecco qua che c’è sempre qualcosa che rallenta: una volta è il vaccino, un’altra il raffreddore, ecco spuntare il primo dentino, no no sono troppo stanca non ce la posso fare, sono mesi che non dormo!…ed ecco che ogni scusa è buona.
    La verità mi sa tanto però che è un’altra. Quella che hai detto tu: la paura. Bingo!
    Soluzione c’è e sicuramente si può trovare soltanto in se stesse, rispolverando grinta e alimentando forza di volontà. Ma confrontarsi e sapere che non si è sole è una manna dal cielo. Grazie e avanti tutta, ce la possiamo fare! 🙂

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    • Grazie a te, Maria 🙂 Eh sì, sei in buona compagnia e ce la puoi fare! E quanta energia che respiro nelle tue parole!
      Interroga la tua paura, prendila a braccetto, chissà quante cose puoi scoprire di te se la osservi: insomma, usala come un mezzo utile a realizzare il tuo sogno e non a boicottarlo – mentre ti prendi cura della tua stanchezza, altrimenti come fai a conservare tutta la tua bella e grintosa energia? 😉
      Qui via libera a un caloroso tifo per te!
      Un abbraccio,
      Liria

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  2. Ciaooo sono Viola io sono passata dal ma perché non vendo? A non riuscire a grattarmi la testa per la montagna di ordini e questo grazie anche a voi e ai vostri ebook che ho acquistato ? ecco la mia paura mi prende nel momento in cui ho l’agenda piena di ordini e gioisco ma nello stesso tempo mi chiedo puntualmente : Ci arriverò mai ad accontentare tutti? Due mani mi basteranno? Dosi di tempo in più ne abbiamo? ? puntualmente porto a termine tutto perché sono precisa e de coccio e dire un no a una cliente per me e’ una sconfitta ma tutte le volte prima di cominciare faccio sempre questo tuffo nella paura .

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    • Ciao Viola! Beh, direi che la tua paura ti è proprio utile allora: ti dà quella spinta che ti serve per procedere secondo i tuoi desideri 🙂
      Complimenti per i tuoi risultati, di cui sembri proprio fiera! Stai festeggiando, sí?! 😉

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  3. Ci aggiungo (da aspirante freelance): paura del giudizio altrui (“ma cosa ti viene in mente di mollare il tuo lavoro per fare la freelance?” “un lavoro ce l’hai, perché complicarti la vita?”, ecc. ecc.).

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    • Cara Michela, hai ragione: la paura del giudizio altrui sulle proprie scelte richiederebbe un post a parte! Penso che ci siamo passate in molte, e voglio invitarti a non perdere mai di vista quello che desideri tu, ciò che ti fa sentire piena, appagata, nutrita – perché è questo il rischio che corri se ti lasci bloccare dalla paura del giudizio. Con le giuste valutazioni, certo: quando fare il “grande” passo, perché farlo, come farlo. Ma anche queste – le valutazioni – falle partendo da te e non da ciò che pensano gli altri (o vogliono per te). So che non è semplice e il primo passo potrebbe essere proprio chiedersi: cosa è importante per me? Cosa voglio per me, per sentirmi soddisfatta? E che può succedermi se non ricevo l’approvazione degli altri (quando faccio le mie scelte)?
      Ti mando un sorriso incoraggiante 🙂
      Liria

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    • Ciao Laura 🙂
      La sindrome dell’impostore va a braccetto con la paura di avere successo (l’ultima raccontata nel post) – eh sì, è probabile che i tuoi clienti se ne accorgano, subito o a lungo andare. Del resto, se non credi tu per prima in quello che fai, e anche che sei brava a farlo, perché dovrebbero crederci gli altri?
      Chissà quante cose (belle o utili) potresti realizzare, se fossi anche convinta che in gamba lo sei sul serio! Pensaci!
      Io dico che devo scacciare l’impostore, che aspetti? 😉
      Faccio il tifo da qui!
      Liria

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  4. La mia paura è sempre la stessa da dieci anni: ad ogni calo di lavoro che dura più di una settimana, mi assale il panico da abbandono dei clienti.

    Sono abituata a lavorare molto e, razionalmente, so benissimo che l’alternanza tra periodi molto intensi e altri meno convulsi (di cui dovrei approfittare per riposarmi) è fisiologica, ma la mancanza di controllo su ciò che succederà è sempre fonte di preoccupazione. Esiste una cura? 🙂

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    • Ciao Francesca! Scusami se ti rispondo solo oggi, il tuo commento mi era sfuggito ma eccomi qui a rimediare 🙂
      Voglio iniziare dicendoti che sono certa tu non sia la sola ad aver paura di rimanere senza clienti (= senza lavoro)! Anzi, penso sia un vissuto tanto diffuso tra i freelance, che di fatto non possono prevedere con precisione le loro entrate mensili: il rischio che si può correre è di vivere con una perenne sensazione di precarietà (anche quando, di fatto, il lavoro c’è, e magari va anche bene).
      Il punto, dici tu, è la mancanza di controllo su ciò che succederà e forse, aggiungo io, anche la difficoltà di fermarti quando invece potresti, per riposare e festeggiare. E dato che, di fatto, nessuno è in grado di prevedere il futuro né di prepararsi ad esso, il mio invito per te è di allenarti a stare nel presente, con tutta te stessa, più che puoi! Più riuscirai a vedere quello che c’è e hai già, meno sarai concentrata su ciò che ancora non c’è o non saprai se, come, quando ci sarà. Non è un invito a vivere alla giornata, ma a tener conto della TUA giornata, anche quando non hai del lavoro da fare, anche quando attraversi un periodo più lento. Potresti iniziare dal vedere il prossimo periodo in cui avrai meno lavoro come un’occasione per fare quella cosa che vorresti fare da tempo (ma poi non fai mai) o quella che non avresti mai fatto. Obiettivo: no alle preoccupazioni, si accomodi divertimento. Te gusta la sfida? 🙂
      Un abbraccio,
      Liria

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  5. Ciao a tutti,
    da appassionata autodidatta di psicologia dico che farsi domande sulle proprie emozioni è sempre la cosa migliore, solo che bisogna anche imparare a rispondere in maniera veramente onesta e sincera e questo, credetemi, non è così facile come sembra perché spesso le nostre umane paure nascono da credenze, su noi stessi, che ci hanno instillato dentro sin da piccoli ma che non ci appartengono davvero, non è quello che davvero vorremmo pensare o pensiamo di noi.

    La paura che più mi ha colpita, soprattutto nell’ultimo periodo, è la paura del successo. Ma quello che mi blocca è l’idea di diventare, con successo, una sr***a supponente e arrogante. Qualità che, beninteso, non credo di possedere (pure se quando son certa del fatto mio difendo a spada tratta la mia opinione e per questo a volte mi son sentita dare della supponente sputasentenze) ma poi sapete come ne sono uscita? Ho cominciato a chiedermi: ma cosa è per me il successo?

    Provate a chiedervelo a voi: quale la vostra idea di successo e, soprattutto una volta “arrivate”, finisce li?

    Per me il successo è diventare finalmente una persona che, grazie al proprio lavoro e la propria passione, è economicamente autonoma…ma non solo: il successo per me è poter lavorare in maniera serena e tranquilla e senza il fiatone sul collo da parte dei clienti non solo per via delle scadenze ma anche, come succedeva quando facevo la grafica, vogliono saperla più lunga di me e chiedono continue modifiche e cambiamenti perché a loro non piace (non deve piacere a te ma al tuo potenziale cliente, vaglielo a spiegare).. Successo per me è vedere il cliente felice e soddisfatto: perché ho superato le sue aspettative (e spesso anche le mie). E anche se ancora con le entrate non ci siamo (ma ci sto lavorando) tutte queste cose son soddisfatte e mi dico continua così… nessun’ombra di arroganza… ma solo una certa maggiore sicurezza sulle mie risorse i miei mezzi.

    🙂

    Finisce lì? no il successo per me, soprattutto quello economico, servirà per poter reinvestire in nuovi progetti, alcuni dei quali molto sociali… che partono dal basso con l’intento (come qui su C+B) di guidare e di aiutare altre persone a fare della propria passione il proprio lavoro e il target è quello di persone che magari hanno lavorato una vita come dipendenti (coltivando un hobby) e poi haimé sono state espulse o licenziate a favore dei giovani precari e meno costosi o chi, magari, è ormai in pensione ma questa pensione è troppo bassa e spesso si trova anche ad aiutare i figli precari…(come mia mamma con me) e non hanno però alcuna idea di come muoversi a livello di branding, modello di business e promozione. Oppure chi vuole cambiare vita e mettersi a coltivare un sogno ma non ha ne lo spazio ne il capitale per investire in un laboratorio adeguatamente attrezzato. Bene…l’idea è quella di fornire laboratori in affitto con professionisti e/o tutor che seguono o insegnano l’utilizzo di certe tecniche…oltre alla consulenza e i workshop strategici per imparare come fare le cose etc etc.il tutto orientato al fare Micro-Impresa.

    Casualmente proprio due settimane fa in uno stato di enorme incertezza nata dal fatto che per vari motivi (di forza maggiore ma anche personali) su un progetto ci son stata un po’ troppo tempo ma è mancato anche il necessario dialogo (non ci siamo capiti e spiegati bene) tra me e i destinatari…mi son trovata a chiedermi e mo come mangio ad agosto? Come darò da mangiare a me e ai miei gatti?

    E bom inaspettatamente, perché si fa di necessità virtù: in una sera mi è venuto in mente: naming del progetto (su cui elucubravo da mesi), e il primo motivo per le magliette che ho poi inciso su linoleum e adesso sto perfezionando. Ho avuto grande supporto da amici e conoscenti e anche grazie alla mia vita mondana nei pub e nei locali si sta creando un network di locali che, con l’aggiunta del loro logo dietro vogliono vendere le mie magliette ( e ho avuto già 8 ordini di magliette prima ancora che cominciassi ad incidere la prima matrice)….:-) in più amici di altre città mi hanno chiesto ed ho esposto la mia idea…quindi anche considerando che a ferragosto qui farà brutto (per santificare la tradizionale grigliata come a pasqua) non mi preoccupo: lavorerò come un mulo.

    Yeah!

    Daje, credete in voi…le paure si superano accogliendole… e come dice un vecchio adagio sentito anni fa:

    Un giorno la paura bussò alla porta, si alzò il coraggio per aprire…e non trovo nessuno! Perchè spesso la paura più grande è quella che sta sotto la paura che crediamo di avere: la paura di affrontarla.

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