Il branding del mio tavolo da pranzo

(che non si pensi poi, che qui siamo a corto di argomenti!)

Il mio tavolo da pranzo è un grande tavolo quadrato in legno massiccio, con intarsi, molto classico. È anche allungabile, passa con agilità da 4 a 10 posti, solo che la casa intorno non è abbastanza grande per fargli posto, e così non lo abbiamo mai aperto del tutto – immagino che per lui sia un po’ frustrante. Un tavolo così, dico la verità, io non lo avrei mai comprato, anche se ne apprezzo la solidità. Infatti è un regalo, del nonno dei miei figli (plot twist: non è mio padre). Per la sua generazione di 70-something, quel tavolo ha tutte le qualità per farne IL tavolo per eccellenza:

  • è di un’azienda affidabile, di lungo corso (che non ti scrivo qui, ma inizia per Le)
  • è costruito per durare
  • è in noce, di quel marrone imprescindibile nelle case borghesi
  • è assolutamente prevedibile: quello che vedi è quello che è, niente prese USB nascoste
  • fa una cosa sola, ma la fa bene: è un tavolo.

Tavoli come questo hanno un nutrito pubblico di estimatori: persone che in genere lo tengono coperto l’80% del tempo, per proteggerlo da graffi e sbalzi di calore. E usano prodotti specifici per il legno.

Noi in famiglia siamo abbastanza gaglioffi, quindi il nostro tavolo è graffiato e presenta un’enorme macchia opaca dovuta a pirofila bollente appoggiata senza troppe protezioni. Diciamo che è un tavolo vissuto: ce lo abbiamo da 7 anni, che valgono come quelli dei cani.

Adesso prima che tu possa pensare che qualcuno sta trollando la rubrica di personal branding, ti spiego perché ti racconto tutto questo: questo tavolo viene da un’altra dimensione, quella del branding 1.0. Che si faceva in modo molto lineare: tu azienda hai un prodotto, fai un po’ di pubblicità, intercetti il tuo cliente e il tuo scopo è vendergli quel tavolo (e al massimo un secondo tavolo quando Mariuccia si sposa). Il cliente lo compra, si trova bene, è contento, perché ottiene quello che voleva: un tavolo di qualità, ben fatto, rassicurante. Quel tavolo dice delle cose di sé, e del suo brand.

Io adesso sto cercando una scrivania per il mio nuovo ufficio. Secondo te come la cerco? Su Pinterest, in puro stile 2.0. Vado lì e mi rifaccio gli occhi con immagini di home office stupendi (e anche un po’ irreali). Piano piano ho identificato la mia scrivania ideale, in puro stile nordico. Perché? Perché dice delle cose di me, e del mio personal branding: che ho buon gusto, che sono in linea con i trend di arredamento 2015, che non mi accontento della prima scrivania che passa, anche se solida. Non ho solo bisogno di una scrivania: ho bisogno che quella scrivania comunichi ciò che sono – e non sono.

Non so se si capisce la differenza: il tavolo doveva essere rassicurante nel senso di “mantenere le promesse inziali sul proprio valore”. La scrivania invece deve essere rassicurante nel senso di “mantenere la promessa di accrescere il mio valore”.

Se vendi qualcosa oggi, sappi che la gente ti comprerà (e parlerà di te) sulla base di quanto associarsi al tuo brand aumenta la propria percezione di valore. In base a cosa quel prodotto le aiuterà a dire di sé (e non di te, che glielo vendi). E quindi, è su questa promessa, e non sulla solidità del legno, che devi costruire la tua comunicazione.

(come dici? Anche in passato, in fondo, il tavolo massiccio comunicava qualcosa di chi lo possedeva? Sì, con una differenza: serviva soprattutto a comunicarlo all’esterno, e non come conferma del valore di sé).

Ok, ora: guardati intorno e dimmi cosa dicono di te i tuoi ultimi 3 acquisti (almeno nelle tue intenzioni). E cosa permetteranno al tuo cliente di dire di sé le ultime 2 cose che gli hai venduto.

Gioia Gottini

Sono una coltivatrice di successi: aiuto le donne a mettere a fuoco i loro talenti, mettersi in proprio e farlo con successo. Potrei parlare per ore (e lo faccio) di: imprenditorialità femminile, individuazione dei propri talenti, branding, gestione del tempo, educazione ad alto contatto, self-help, piccoli piaceri quotidiani.

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20 commenti su “Il branding del mio tavolo da pranzo”

  1. Articolo molto interessante, soprattutto questa frase:
    “La gente ti comprerà (e parlerà di te) sulla base di quanto associarsi al tuo brand aumenta la propria percezione di valore”
    Per chi vende servizi è un obiettivo molto bello e, allo stesso tempo, non facile da raggiungere. Come fare? Mettendo insieme tanti pezzettini, per esempio mi viene in mente la costruzione della about page di Enrica Crivello, descrivendo il proprio cliente ideale, insomma facendo un lavoro di fino.
    Ci rifletterò, lo metto nella lista dei compiti a casa.

    ps. a memoria i miei ultimi 3 acquisti personali sono stati: un paio di tronchetti color marsala, un paio di decoltè nere e un profumo…desiderio di gratificarmi?

    • Sì hai ragione Federica, non è facile, ma è una sfida molto interessante, no? Io spesso compro da persone con cui voglio essere associata, perché le ammiro e in qualche modo il loro “splendore” arriva anche a me. Per i tuoi acquisti: beh, i tronchetti marsala dicono di te che sei al passo con i trend; le decolletes potrebbero dire di te che sei femminile e “classica”, il profumo… dipende dal profumo!

      • Concordo: una sfida molto interessante, soprattutto per chi vende servizi.
        Credo fermamente che nel settore dei servizi i valori su cui uno fonda la propria offerta, uniti al modo in cui ci si presenta e ai progetti che si sceglie di seguire, siano più che mai fondamentali. Lo vedo lavorando come dipendente in una grande agenzia, penso sia ancora più importante per una libera professionista.
        Ahaha, la disanima sui miei acquisti mi ha fatto sorridere: sono una vintage trendy profumata d’estate (il profumo è un acquisto estivo fatto a Grasse!)
        Buona giornata!

  2. Bellissimo post e molto interessante. Mi piace!
    Il problema è capire come e se il mio servizio accresca il sé personale della mia cliente.
    Quindi lei dovrebbe avere la voglia di vivere quell’esperienza che le propongo per sentirsi meglio. Perché è affine a se stessa o a quello che vuole per se stessa. E per comunicare chi è e quali sono le sue caratteristiche/scelte di vita .
    È corretto?

    Il problema risulta però sempre lo stesso.. Come glielo si comunica? O meglio la comunicazione attuale è vincente?

    I miei ultimi 3acquisti sono stati un paio di tronchetti verde smeraldo, una gonna nera a vita alta e un paio di leggings-pantaloni neri da mettere più che altro con le scarpe verdi.

    Le scarpe sono fantastiche e diverse dal mio solito, hanno un tacco 12 (i miei primi 12cm) e mi fanno sentire più donna.
    La gonna mi fa sentire donna in carriera.
    E i leggings sono pratici ma allo stesso tempo carini e quindi utilizzabili in più occasioni.

    Grazie! Ciao,
    Chiara

    • Ciao Chiara! La risposta alla tua domanda… è un’altra domanda: cosa aiuterà la mia cliente a dire di sé il fatto di acquistare il mio servizio? Come voglio che si senta dopo l’acquisto? E se lo capisci, allora la comunicazione parta da lì: come si sente ora, come si sentirà grazie a te.

      • ok, ho capito.. grazie! 🙂
        Ora posso fare delle riflessioni in più.

        Domanda fuori tema: avete intenzione di fare dei corsi/lab/approfondimenti dal vivo per chi è al secondo (o più) step della sua carriera di free lance? Vedo che promuovete molto il corso “base”, ma per chi ha già affrontato quella fase, proporrete qualcosa?
        Grazie.
        ciao

  3. Il concetto mi è chiaro per chi vende un prodotto, ma per chi come nel mio caso vende un servizio (assistenza legale) come si fa?
    I miei ultimi tre acquisti sono stati il libro Ruba come un artista, la Filofax per l’insplagenda biz e un timer a forma di gufo da Tiger.
    Ciao,
    Mariantonietta

    • A me un assistente legale che compra un gufetto da tiger fa subito simpatia. Se no tendo a legarmi allo stereotipo “giacca cravatta e freddezza disumana”, forse dire nella tua descrizione una cosa buffa può renderti più umana per me che magari cerco una persona competente, ma pur sempre a mio pari con cui potermi confrontare senza la paura di vederti su un piedistallo. (Tra i miei ultimi acquisti anche per me il libro di Austin Kleon!)

    • Anche! Cosa dice di me il fatto che voglia cercare assistenza legale (dipende dal motivo, anche): che sono una che reagisce? Che so il fatto mio? Che mi tutelo? Che come dice Rihanna Bitch better have my money? Insomma: cosa aiuti la tua cliente a dire di sé al mondo, e prima ancora a se stessa?

  4. I miei ultimi acquisti non li so perchè compro troppo e troppo spesso, ma credo siano il libro “Ruba come un artista” (perchè amo mettermi in gioco nel lavoro), un ombrello da tiger pieno di gocce colorate (che spero diano un immagine divertente di me) e probabilmente le INSPLAGENDE per me e per le clienti (le quali spero diano un senso di so-quel-che-faccio-perchè-mi-organizzo), spero che di riflesso loro si sentano in buone mani… ma non ho ancora capito se tutto questo aumenta il valore “mio o del cliente”…

    • Riflettere sui tuoi acquisti ti aiuta a capire perché li hai fatti e cosa vuoi dire di te comprandoli. Poi devi applicare lo stesso metodo anche ai tuoi clienti: perché comprano da te e cosa stanno dicendo di sé scegliendoti?

  5. Articolo bellissimo, davvero.
    Io credo di essere più brava con quello che vendo che con quello che acquisto a essere sincera… (un timer da cucina, il libro Ruba come un artista, il cellulare che fa foto strabilianti ma odio perchè è grandissimo, scomodo e non me lo sento per niente mio). È che io sono tutta funzionalità e niente estetica e un po’ me ne sbatto… ma sotto sotto forse no, è che non so davvero come si fa. Credo che me lo rileggerò ancora qualche volta, riflettendo seriamente.

  6. “La gente ti comprerà (e parlerà di te) sulla base di quanto associarsi al tuo brand aumenta la propria percezione di valore. In base a cosa quel prodotto le aiuterà a dire di sé (e non di te, che glielo vendi)…”: perché non ce stampiamo nel cervello o ripetiamo come un mantra appena svegli?

    Gioia, concordo con Roberta: articolo molto interessante, lo condivido anche su #adotta1blogger, comunità su FB creata da una torinese di nome @Paola Chiesa. Ho comprato un diffusore di Muji con essenze di limone e citronella: ecco le mie ultime tre cose!

  7. Interessante articolo da rileggere e da studiare proprio! Mi si sta aprendo un mondo, a parte la marea di domande e risposte che mi fate/mi faccio. Cmq…ce la posso fare!
    Gli ultimi tre acquisti: 1 piantina grassa con fiori gialli per portare la natura nel mio laboratorio, dei biscotti e sei block notes da decorare! Cosa dicono i miei acquisti? Che sono golosa, amo la natura, che il lavoro mi assorbe tanto!
    Illuminatemi!
    Grazie per tutte le info preziose!

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