Imparare a meditare – prima fase: la presenza mentale

La meditazione è di gran moda in questo momento, e per fortuna! Mai moda è stata più utile, e se tutti coloro che dimostrano interesse per questa disciplina iniziassero a praticarla, la svolta sarebbe davvero epocale. Ormai l’hai letto ovunque: la meditazione ha effetti positivi su ogni aspetto della vita: può migliorare le relazioni interpersonali, renderti più efficiente sul lavoro, ridurre l’ansia, combattere l’insonnia, persino aiutarti a smettere di fumare. Ma come funziona questa tecnica “miracolosa”? La risposta è molto semplice: la meditazione ti permette di entrare in contatto con il tuo io autentico e di esprimere ciò che sei realmente.

Immagina la tua mente come un mare in tempesta. Ti agiti tra le onde cercando di rimanere a galla. Già questo è abbastanza difficile. Immagina di voler fermare queste onde. Una pretesa folle! Tutta questa fatica perché ti ostini a voler rimanere in superficie. Ma se decidi di immergerti nelle profondità della tua mente, scoprirai una realtà che – a quel punto – ti apparirà come un’evidenza: proprio come nelle profondità del mare, là sotto non c’è rumore, non c’è agitazione. Laggiù, nelle profondità della nostra mente, abbiamo già quella calma profonda che andiamo cercando come matti in superficie. Dobbiamo solo prendere un bel respiro e immergerci.

Ma come raggiungere le profondità della nostra mente? Immagino esistano numerosi sentieri. Io sto percorrendo quello della meditazione, ed è di questo che ti voglio parlare.

Oggi inizieremo dalla tecnica più semplice. Quella che, svecchiata e divulgata da Jon Kabat-Zinn negli anni ottanta, è oggi in voga sotto il nome di “mindfulness“. Questa tecnica è in realtà vecchia di 25 secoli e affonda le sue radici nell’insegnamento del Buddha. Detto questo, non è necessario essere buddisti per praticarla.

La tecnica

La tecnica consiste semplicemente nel restare presenti. Essere costantemente nel “qui e ora“.

Se decidessi di trascorrere una giornata intera in silenzio e nella più completa solitudine, ti accorgeresti di avere uno stalker molto accanito: la tua mente. Ti segue ovunque e non sta zitta un secondo. La mente non è mai nel “qui e ora”. Sta sempre a rimuginare sul passato, o a fare progetti (se non a prevedere catastrofi) per il futuro. C’è un solo modo per farla tacere, ed è rifugiarsi in quel luogo che lei non frequenta: il momento presente.

Quando siamo assorti in ciò che stiamo facendo, quando siamo profondamente concentrati o quando semplicemente ci stiamo godendo la sensazione del vento che ci soffia tra i capelli (pensate a Rose e Jack sulla prua del Titanic) la mente, magicamente, tace, e noi sperimentiamo istanti di pura gioia. Ma come fare per richiamare queste sensazioni quando la mente divaga e ci distrae, quando siamo imbottigliati nel traffico e non su una nave da crociera con Leonardo di Caprio?

Innanzitutto, concentrandoci su ciò che ci sta davanti. Non sarà Di Caprio, ma la persona che abbiamo di fronte dovrebbe essere, in questo momento, la persona più importante del mondo. A lei dovremmo consacrare tutta la nostra attenzione. Se anche adottassi solo questo semplice accorgimento, vedresti enormi cambiamenti nella tua vita privata come in quella professionale.

Lo stesso vale per il lavoro: se molte distrazioni sono inevitabili, altre ce le andiamo a cercare: abbiamo davvero bisogno di tutte quelle notifiche, o di sbirciare gli aggiornamenti di facebook mentre stiamo lavorando? Meglio stabilire un momento da dedicare a questo, e chiudere tutto il resto mentre lavoriamo.

Ma il vero segreto per rimanere ancorati al momento presente sono le sensazioni del corpo. Quando mangi, assapora ogni boccone come se fosse la prima volta che assaggi il cibo in questione. Mastica lentamente e concentrati sulle sensazioni all’interno della bocca. Quando cammini, concentrati sul movimento del piede che si srotola a contatto con il suolo, sull’aria che ti accarezza la pelle, sull’odore (gradevole o sgradevole, non fa alcuna differenza) che entra dalle tue narici. Quando porti le borse della spesa, osserva i tuoi muscoli al lavoro: quali sono quelli maggiormente sollecitati?

In mezzo al traffico o in coda al supermercato, osserva la tua postura. Correggila se necessario. Se non trovi nulla di interessante da osservare in termini di sensazioni, osserva il respiro. Inspira dal naso e segui il percorso dell’aria giù per la gola, poi fin nei polmoni, e ritorno. Non forzare la respirazione. Limitati ad osservarla. Invece di dire a te stessa “accidenti, che noia questa coda”, pensa “guarda un po’, credevo di non avere tempo per meditare, ed ecco invece cinque/dieci minuti tutti per me!”

Dedica dieci minuti al giorno a questa semplice pratica, puntando un timer se necessario. A tavola, a passeggio, al lavoro… qualunque cosa tu stia facendo, falla con tutto il corpo e non solo con la testa. Lì c’è la mente, quella guastafeste, che ti aspetta per ributtarti nel passato o proiettarti nel futuro.

Nelle prossime settimane parleremo di altre tecniche più “formali”. Per il momento non essere troppo esigente con con te stessa e comincia semplicemente a trovare rifugio nel momento presente. Piano piano diventerà un’abitudine. Potrai (e vorrai) richiamare sempre più spesso questi momenti di presenza mentale, e riuscirai a godere maggiormente delle tue giornate. Inoltre, ti sbarazzerai per qualche istante di quella noiosissima voce che abita nella tua testa e che ha sempre qualcosa da ridire.

Claudia Porta

Blogger, autrice, insegnante di yoga, meditazione e mindfulness. Vivo in Provenza ma tengo corsi anche in giro per l'Italia. Le mie video-lezioni sono disponibili nella mia app iOS (10minyoga) e sul mio canale youtube: https://www.youtube.com/user/10minyoga

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6 commenti su “Imparare a meditare – prima fase: la presenza mentale”

  1. Grazie per i preziosi consigli. Possono seguirli anche gli uomini? (ti rivolgi sempre al femminile… 🙂 )

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