Le persone nelle Digital Pr

Per carattere sono abbastanza riservata: chiacchiero con tutti, mi confido con pochi. Amo sorridere, sono curiosa, do tanto e mi spendo per aiutare gli altri, con un consiglio o con qualcosa di più pratico. Sono protettiva, attenta.

In pratica, ho l’indole da brava digital pr: oggi parliamo infatti di quelli che per mestiere chiamiamo blogger e influencer, ma che nel lavoro di tutti i giorni sono persone con cui intratteniamo relazioni, che coinvolgiamo, a cui mostriamo la faccia del brand con parole e gesti che sono anche un po’ nostri.

Le persone sono i nostri primi clienti. Non ci sono strumenti da digital pr tecnici che reggano se al nostro lavoro non applichiamo due principi:  il buon senso e la cura delle persone, passo dopo passo.

Ora, perché farlo? Potremmo pagare i blogger più influenti, e demandare a un budget quel processo di assegnazione di un valore alle persone che contattiamo e che parleranno di noi: se è buona norma firmare un accordo che regoli un’attività di digital pr, non possiamo pretendere che la carta sostituisca quell’attenzione costante che rende una relazione diversa da un’altra.

È esattamente come in amore: i soldi non possono tutto, e gli accorgimenti che mettiamo in atto nei confronti dei blogger rivelano il sentimento che l’azienda, volente o meno, si trova a fargli percepire.

Il valore che l’azienda assegna ai blogger ha quindi diversi livelli di intensità, che variano a seconda del progetto ma anche della consapevolezza del brand di capire il reale valore di quello che fanno, e con chi si relazionano. Capita spesso di incontrare aziende per cui le digital pr sono “ti invio un prodotto e mi fai una recensione”, o dei pr che chiedono ai blogger di pagarsi il viaggio per venire a visitare l’azienda del loro cliente. O peggio, aziende o pr che trattano i blogger come spazi neutri, raccoglitori di numeri che producono contenuti meccanicamente.

Immagina un uomo che ti invita a cena, e che su WhatsApp ha fatto lo splendido: cosa penseresti se al momento del conto si girasse e dicesse “Sai che? Paga tu”?

(Non è questo il momento di essere femministe: sto dicendo che se prometti una relazione che si sviluppa in un certo modo, in cui il tuo obiettivo è dare valore a chi inviti, non puoi cambiare le carte in tavola e non investire).

Nello stesso modo, sempre come nell’amore, a seconda di come ci si relaziona con il blogger lasciamo passare i seguenti messaggi:

  1. Ti offro un cocktail scadente sperando di finire a letto con te la prima sera.
  2. Parlami di te, ti ascolto. Conosciamoci e vediamo come va.
  3. Sposami!

Insomma, fede e confetti a parte, l’engagement passa per una certa maniacalità nei dettagli quando si tratta di rispetto e cura delle persone.

E in pratica?

  • Presentati sempre nella prima mail di contatto.
  • Lascia il tuo numero di telefono dando la disponibilità a essere contattata, o chiedi il loro mettendoti a disposizione per ogni chiarimento.
  • In caso di blogtour / visite in aziende prevedi sempre il rimborso di spostamenti e ospitalità.
  • Se puoi, evita di invitare il giorno prima per il giorno dopo (sì, so che hai l’ansia e so che qualcuno ha dato disdetta. Lo so.)
  • Chiarisci gli obiettivi e le fasi delle attività in cui li coinvolgerai.
  • Organizza le logistiche nel modo più comodo per loro.
  • Sorprendili con un cadeux.
  • Ascolta, coccola, ringrazia.

Ricordi? “Il vero engagement è per sempre”.