Il prezzo della creatività – seconda parte

Quasi un anno fa, per la prima volta, ti ho spiegato come affrontare in maniera efficiente e sostenibile la quantificazione del tuo lavoro creativo. La formula del prezzo che ti rivelavo in quell’articolo in realtà si limitava a dare un valore a un’ora del tuo lavoro. Oggi ti spiegherò con lo stesso approccio come completare la creazione del giusto prezzo per il tuo prodotto/servizio.

Tanto per cominciare lascia che io ritorni su alcune delle riflessioni che avevamo già fatto insieme. Quando vendi il frutto della tua creatività non metti sul piatto (solo) il tuo tempo, ma anche:

  • gli anni di esperienza che hai maturato,
  • lo sforzo speso nello sviluppare competenze e talenti,
  • la tua mente, e il suo processo creativo e analitico,
  • la soddisfazione di un bisogno della tua potenziale cliente.

Ecco perché creare il prezzo dei tuoi prodotti/servizi sulla sola base del calcolo delle ore impiegate a produrli/erogarli sarebbe riduttivo.

Poniamo caso che tu sia una specialista in naming, ovvero nel trovare il giusto nome a un prodotto, un marchio o un’attività. Se sei davvero brava può anche darsi che tu sia in grado di trovare il nome giusto per l’attività della tua cliente nello spazio di un’intuizione di pochi minuti. Ma non solo per raggiungere quella bravura hai lavorato e studiato anni, il risultato stesso, il nome che hai trovato, avrà un enorme peso nella vita professionale della tua cliente. Non sarebbe davvero giusto valutarlo solo sulla base del tempo contingente che hai dedicato al processo creativo.

La verità è che sarebbe sempre meglio che la tua cliente non sapesse quanto tempo impieghi a produrre/erogare il prodotto/servizio che le vendi.

Non è un atteggiamento disonesto, perché ti ho appena dimostrato che non sempre il tempo che hai impiegato per portare a termine un certo progetto rispecchia davvero l’impegno complessivo della tua professionalità. Al contrario il fattore tempo è nella maggior parte dei casi un elemento che riguarda esclusivamente la tua gestione interna. Ci saranno casi in cui uno stesso prodotto è pronto in poche ore, e situazioni in cui rimarrà incompiuto per giorni. La consapevolezza di queste tempistiche è fondamentale per te che devi gestirti, perché ti da un’idea della sostenibilità di produrre un oggetto piuttosto che un altro, quindi comincia quanto prima a segnarti tutte le ore che lavori e a cosa le dedichi (è un’operazione che si chiama time tracking e se usi Toggl è semplicissima).

Una volta calcolati i tempi medi di lavorazione, la decisione di dedicare più o meno tempo a un progetto sarà solo tua, e potrà essere presa di volta in volta sulla base di diversi fattori. Non ultimo il fatto che la tua cliente abbia più o meno bisogno di attenzioni. Ma salvo che tu non fornisca servizi personalizzati e preventivati di volta in volta, questo non inciderà sul prezzo finale.

Per calcolare il prezzo vero della tua creatività, infatti, dovrai prendere in considerazione tutti questi aspetti e svolgere sei passaggi:

  1. conoscere il tuo costo orario,
  2. analizzare quanto tempo, in media, impieghi a produrre/erogare un dato prodotto/servizio,
  3. moltiplicare il costo orario per questo monte ore medio,
  4. aggiungere il costo dei materiali che impiegherai,
  5. aggiungere il margine di profitto che vuoi ricavare,
  6. aggiungere un’eventuale penale per qualsiasi elemento di stress o criticità legato a questo prodotto/servizio.

Ecco, il risultato finale di questi calcoli è il prezzo del tuo prodotto/servizio.

Certo, se stai vendendo ore di assistenza, o di colloquio, è diverso, mi dirai. Non proprio, perché in quel caso non devi considerare l’ora come una misurazione, ma come l’oggetto stesso della vendita. Ossia, tu non prendi il tuo costo orario e lo moltiplichi per un’ora, ma calcoli quanto lavoro c’è davvero dietro un’ora di assistenza o di colloquio (fase 2), e questo ovviamente poi concorre alla creazione del suo prezzo. Potrebbe darsi che un colloquio con una cliente sia per te fonte di grande stress (fase 6) e che questo faccia lievitare il prezzo di quella particolare ora.

Il segreto per applicare questa tecnica di prezzaggio con successo sta tutto in tre elementi fondamentali:

  1. la consapevolezza dei diversi elementi che concorrono alla creazione del prezzo,
  2. il controllo dei tempi di lavoro,
  3. le frequenti verifiche e aggiustamenti.

In poche parole: sappi da dove nasce il tuo prezzo (per non vergognarti di chiederlo), stai attenta a non sforare con il lavoro (perché non diventi insostenibile) e non avere paura di correggere il tiro se ti accorgi che qualcosa non funziona.

17 commenti su “Il prezzo della creatività – seconda parte”

  1. Vi ho scoperte da non molto ………. ma non perdo un aggiornamento!!! Siete di grande aiuto sia pratico che in termini di ispirazione!!!
    un GRAZIE sincero!

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  2. Ciao Barbara, sempre preziosissima e super formativa! Ho un solo dubbio: se a seguito delle varie considerazioni, aggiustamenti, ecc.. si giunge alla conclusione di dover alzare un prezzo, pensi sia è giusto “avvisare” i clienti dell’imminente cambio di prezzo del prodotto? GRAZIE!!

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      • Veramente no, l’ho appena scoperto, grazie a questo post. Però per una che ha una capacita di concentrazione molto bassa, accanto al timer di 15-20 minuti, potrebbe essere interessante per monitorare le perdite di tempo in una giornata. E’ simpatico il flusso di riepilogo colorato che nel mio caso mi evidenzierebbe tutte le interruzioni al flusso produttivo.
        Come rispondere a questo commento :/

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  3. Barbara articolo interessantissimo…come sempre del resto! A tal riguardo vorrei sapere se tu ritieni opportuna una differenziazione dei prezzi in caso di vendita al dettaglio o di vendita all’ingrosso…se si che calcolo applicheresti?
    Grazie mille!!

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    • Ovviamente sì! Se vendi si al dettaglio che all’ingrosso ci deve essere una differenziazione. Di solito, in modalità standard per i prodotti, prezzo al dettaglio = 3 x prezzo all’ingresso. Ma anche su questo è in programma un post nei prossimi mesi 🙂

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  4. Chiarissima come sempre! Condivido tutto, anche se poi difficilmente riesco ad applicare, visto che il mio non è un lavoro ma un hobby e i clienti sono amici, però sulla valorizzazione del lavoro, anche quando non corrisponde alla giusta monetizzazione, non transigo

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    • Ma infatti Claudia, le tue riflessioni sono diametralmente opposte. Qui stiamo parlando di lavoro, clienti (che quindi hanno anche aspettative e richieste diverse dagli amici) e così via. Difficilmente potrai applicare queste valutazioni a un hobby 🙂

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  5. Grazie mille della tua chiarezza, vorrei chiederti però per le lezioni di lingua straniera qual è il criterio migliore? Stare sul prezzo medio o su ciò che pensi valgano le tue lezioni (dovute ad anni di esperienza e aggiornamenti oltrechè livello madrelingua) o vale la piazza (leggi concorrenza)?
    Grazie

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    • Grazie a te del commento, Tiziana! In realtà, il prezzo è anche funzione ed elemento della tua strategia di marketing, soprattutto rispetto al dubbio che ti poni. Se vuoi fare numero, fare tante lezioni a chiunque, perché magari vuoi tenerti impegnata o tenere in allenamento la lingua, probabilmente sceglierai di posizionarti intorno al prezzo di mercato. Se invece vuoi valorizzare il tuo lavoro, lavorare poco ma con clienti speciali a cui offri qualcosa di più degli altri (perché a parte il tuo livello e gli anni di esperienza devi sempre pensare anche a cosa offri nel pratico, quanto riesci a trasformarli in un servizio che altrimenti la tua cliente non troverebbe), allora ti tarerai su un prezzo più alto 🙂

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