R.S.L. Responsabilità sociale limitata

Attenzione: questo post è espressione delle opinioni personali di chi lo scrive, che non coincidono necessariamente con quelle di altri componenti della Redazione, né con quelle di Francesca Marano (che però condivide in pieno, fm). Il post presenta un punto di vista forse discutibile e spiacevole, ma è un punto di vista personale di chi lo scrive e come tale ti chiedo di prenderlo.

Oggi vorrei parlarti di responsabilità sociale, nel senso del dovere morale che ciascuna freelance ha nei confronti del resto della società delle sue pari. Condividere le proprie competenze, offrire il proprio supporto a colleghe, collaboratrici o concorrenti che siano, rendersi disponibile con il proprio tempo e le proprie esperienze per favorire la crescita di altri, sono tutte iniziative senza le quali molte di noi non sarebbero qui. C+B stesso in effetti è nato anche per assolvere a questa missione. Però vale la pena di ricordarci che la disponibilità che ciascuna di noi mette in campo non è né dovuta, né la priorità numero uno con la quale ci siamo messe in proprio.

Anche tu che mi leggi, hai prima di tutto tre responsabilità:

  1. verso te stessa e la tua famiglia, di creare un’attività redditizia che ti permetta di mantenerti e mantenervi
  2. verso le tue clienti, a cui dovresti dare il meglio e il massimo che puoi, in termini di servizio e di attenzione
  3. verso le tue aspirazioni, a cui devi dare la possibilità di provare a realizzarsi

La responsabilità sociale viene per forza di cose dopo. Il tempo da dedicare a una collega in difficoltà non può venire prima del tempo da dedicare alle persone che ami, alla cliente che ti ha affidato un incarico e i propri soldi, o a coltivare le tue competenze e il tuo lavoro. A meno che ovviamente la collega non sia anche una persona che ami, o una tua cliente. Non credo proprio. Per molte di noi, in cronica carenza di tempo, spesso purtroppo la decisione è proprio tra l’una cosa e l’altra. Sfido anche le più “buoniste” tra le freelance all’ascolto ad affermare il contrario. Davvero rispondere all’email di una collega che non conosci, che ti chiede consiglio su come risolvere un problema, può essere più importante di dire “ti voglio bene” ai tuoi figli?

Questo è ciò che intendo quando affermo che la responsabilità sociale di un’impresa individuale è limitata.

Non si tratta di essere cattiva, insensibile, egoista o di avere paura della concorrenza. Ci sono un sacco di persone che ti direbbero che sono una gran stronza e forse hanno ragione, ma qui si tratta di essere una persona adulta con delle priorità chiare, una cosa che è più o meno alla base stessa dell’attività imprenditoriale.

Ecco perché se tu, aspirante collega che non conosco, leggi il mio blog e decidi che sono la persona giusta a cui chiedere consiglio, ricordati che:

Non sono tenuta a risponderti.

Nella mia mission d’impresa non c’è scritto “aiutare gratis sconosciute”, perché quella è la mission di un’associazione no profit, io invece vorrei ricavare uno stipendio dalla mia attività. Se scelgo di risponderti lo faccio perché ne ho voglia, mi fa piacere, decido di farlo. Ma se per qualsiasi motivo decido di non farlo, e preferisco giocare con mio figlio, ciò non fa di me una professionista peggiore.

Non sono tua madre. E nemmeno la tua migliore amica.

Se mi chiedi un parere lo stai chiedendo a una professionista che i clienti pagano per avere una consulenza. Come tale, in tutta coscienza, ti offrirò la mia opinione personale e sincera, ma questo potrebbe non coincidere con ciò che vuoi sentirti dire. Insomma, se mi chiedi un parere, devi essere preparata a riceverne anche uno negativo. Soprattutto ti prego di fidarti che se ti darò un parere negativo non sarà per disfattismo, pessimismo, paura della concorrenza, ma perché in coscienza ritengo che quello sia il parere più sincero possibile.

Non sono tenuta a incoraggiarti.

Non sono una personal coach. Non sono la tua mentore. A meno che io non sia davvero la tua mentore, ovvero non abbiamo di comune accordo stipulato un accordo in base al quale io mi rendo disponibile a guidarti e tu nel frattempo mi offri la tua collaborazione o mi paghi. Altrimenti continuare a sorreggerti con incoraggiamenti, stimoli, e così via, non è un mio dovere. Non è una questione personale, è lavoro. Non ce l’ho con te, e già che ci siamo (e se ti interessano i miei consigli) sappi che vivere tutto come un attacco personale non è l’atteggiamento migliore per affrontare i rifiuti dei clienti.

Non sono tenuta a dirti che sicuramente ce la farai.

Prima di tutto non ti conosco, secondo non ho le competenze professionali (che ci vogliono) per analizzare le tue competenze, il tuo carattere e il tuo mercato di riferimento. Potrei rassicurarti tanto per rassicurarti, o perché è più facile essere sempre positivi e poi tanto non ci conosciamo, quindi non sarò lì se e quando le cose andranno male. Ma non ti aiuterei comunque. E non ci guadagno niente, a differenza ti chi ti vende corsi di affermazione professionale. Se l’assenza di conferme da parte mia ti demoralizza, forse è venuto il momento di rivedere le tue ambizioni professionali, perché senza una motivazione forte a sufficienza da resistere ai giudizi spicci di una sconosciuta, difficilmente sopravviverai alle difficoltà della vita da freelance.

Non sono tenuta a dirti come fare.

Mi ci è voluto molto tempo e molti soldi per imparare come fare il mio lavoro e come svolgere un’attività imprenditoriale. Molto devo a chi ha deciso volontariamente di condividere con me parte delle proprie competenze e del proprio tempo. Per questo ho un blog in cui condivido io stessa liberamente tutto ciò che so e ho imparato. Non ti chiedo di iscriverti a un club segreto, non ti chiedo di pagarmi, trovi tutto liberamente disponibile e non voglio nulla in cambio. Lo stesso vale per ciò che condivido qui su C+B. Ma tutto ciò che metto a disposizione è su base volontaria. Se tu mi scrivi in privato chiedendo qualcosa di più ho tutto il diritto di non dartelo.

Se quello che ho appena scritto ti fa un po’ odiarmi, pazienza, in realtà ti ho appena dimostrato che tu stessa hai una responsabilità sociale limitata nei confronti delle altre. Impara fin da subito a dosare le tue energie e a scegliere un metodo per dare e condividere con le tue pari senza sentirti in colpa quando famiglia e lavoro hanno la giusta priorità. E ricorda

un business onesto e maturo, a cui dedichi la giusta attenzione, è la migliore eredità che puoi lasciare a colleghe e concorrenti

32 commenti su “R.S.L. Responsabilità sociale limitata”

  1. Sarà che sono da sempre convinta che la condivisione faccia crescere entrambi, sia chi riceve i consigli (ovvio, se ti chiedono di fare qualcosa si paga!), ma anche chi li dispensa. spesso ho imparato più da un’osservazione fatta da una persona che stava imparando che da chi ne sa più di me. l’umiltà è una cosa importante, poi c’è chi è più portato all’insegnamento, e chi, come te, giustamente, se ne frega e tira avanti per la sua strada. ma il web è in continua evoluzione e chiudersi a riccio così non so fin quanto lontano può portare. poi non posso giudicare solo da questo post, magari sei una persona che frequenta forum di discussione e siti come questo per tenersi aggiornata e comunicare. ma allora mi vien da chiedere: perché hai scritto questo articolo? 😀

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    • @lauryn77 forse hai frainteso, non si stratta di chiudersi a riccio, perché mi pare che Barbara già condivida un bel po’ nel suo blog e qui su c+b; si tratta di avere un limite, da entrambi le parti: di chi condivide, che deve poterlo fare quando e come vuole, e di chi chiede consigli e opinioni, che dovrebbe capire che sta cercando di usare il tempo altrui. niente è dovuto, io non mi permetterei mai di chiedere a un’altra professionista, a meno che non ci sia un rapporto di AMICIZIA, pareri o tanto meno consulenze a gratis. non è proprio giusto, e che capperi!

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    • Laura, grazie mille del tuo commento, perché mi ricorda come, per quante ore una passi a scrivere, rileggere, riscrivere, limare, i post possono comunque venire fuori incomprensibili, o passare il messaggio opposto rispetto a quello che si voleva dare loro 😉
      L’articolo l’ho scritto per tre motivi: il primo fondamentale, per mettere in guardia chi è alle prime armi dal cadere nel ricatto psicologico di chi (e ci sono anche queste persone) si approfitta del clima di condivisione così bello sul web per “scroccare” cosulenze gratis. Il mio consiglio a tutte le lettrici di C+B è quello di ricordare che niente è dovuto e che ciascuna di noi può trovare i propri modi e tempi per condividere ma deve ricordare quali sono le priorità fondamentali. E spero che converrai che mantenersi e dedicare tempo e attenzioni a chi amiamo e ci ama può essere più importante che condividere competenze e risorse con delle sconosciute 🙂
      Il secondo motivo è per ricordare a chi scambia la disponibilità alla condivisione (che anche io metto in campo qui, sul mio blog, agli eventi live a cui partecipo senza compenso) con una disponibilità totale e senza limiti di tempo a fornire consulenze e consigli gratis, che in realtà la disponibilità è sempre volontaria. Come scrivi giustamente tu, anche chi dà riceve dalla relazione, ma deve essere libera di scegliere come e quando dare.
      Infine, volevo sottolineare che spesso tra freelance ci si chiede consigli che se sono puramente personali hanno pochissimo valore e se sono invece fondati su competenze specifiche (come i pareri su quale carriera scegliere e come intraprenderla) sono vere e proprie consulenze approfondite e personalizzate.

      Se invece ti va di conoscermi meglio, puoi cliccare sul mio nome sotto il titolo del post per leggere tutti i post che ho scritto (gratis) qui su C+B, spesso studiando per poterli scrivere in maniera corretta e chiara. Se segui i link al mio sito e alla mia presenza sui social scoprirai che da 5 anni tengo un blog e rispondo liberamente a ogni genere di domanda (sempre pubblicamente, anche quando la domanda è privata, affinché più persone possibili possano beneficiare della risposa) sul mio settore. Che organizzo una volta al mese una chat di Twitter, gratuita, per la quale ho creato un sito e recluto ospiti esperti. Che mi batto per una cultura condivisa del mio settore, promuovendo azioni di trasparenza su fatture e prezzi. Che con altre due ragazze da un anno tengo corsi online di blogging specifici per creativi, che offrono per la prima volta in italiano materiale che si trova di solito solo sui siti stranieri. Insomma, anche se non concedo facilmente l’amicizia su Facebook, vivaddio non mi chiudo a riccio 🙂

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      • e allora sì, ho proprio frainteso il tuo articolo. forse sarebbe il caso di fare qualche esempio o indicare con più forza che si sta parlando di vere e proprio consulenze. giusto un appunto 😉
        detto questo comincerò a seguirti!! a presto!

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        • Purtroppo abbiamo dei limiti di parole per ogni post 😉 Siccome ciascuna di noi offre servizi molto diversi, e di conseguenza la valutazione su cosa è una vera e propria consulenza varia molto, sarebbe purtroppo impossibile entrare più nel dettaglio. Non mi resta che sperare che alle altre lettrici sia più chiaro il post 🙂
          Se non ti spiace ti faccio fare da cavia ancora un attimo… ma la frase iniziale “Condividere le proprie competenze, offrire il proprio supporto a colleghe, collaboratrici o concorrenti che siano, rendersi disponibile con il proprio tempo e le proprie esperienze per favorire la crescita di altri, sono tutte iniziative senza le quali molte di noi non sarebbero qui. C+B stesso in effetti è nato anche per assolvere a questa missione. Però vale la pena di ricordarci che la disponibilità che ciascuna di noi mette in campo non è né dovuta, né la priorità numero uno con la quale ci siamo messe in proprio.” non era un disclaimer sufficiente a sottolineare che l’articolo non è contro la condivisione e disponibilità, ma in favore di sani e liberi limiti? 🙂

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  2. condivido tutto! aggiungo anche che se una ha fatto “troppo” volontariato in passato, mettendo quindi l’interesse di altri davanti al proprio, perché poteva e voleva non vuol dire che debba continuare a farlo per sempre 😛

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    • Esatto! La libertà è proprio di dare secondo i modi e i tempi che una autonomamente decide, e decide di cambiare in base a condizioni mutate!

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  3. Standing Ovation… soprattutto per il nr 1 e 5.

    Almeno nel mio campo, questo atteggiamento l’ho riscontrato SOLO con le italiane (ma non tutte ovviamente). In ambienti internazionali le stesse cose non succedono. Al contrario, c’è davvero tanta condivisione.

    Io sono molto convinta che la contaminazione di idee sia l’arma vincente per i business, ma a quello scambio (reciproco) di esperienze e conoscenze si arriva dopo essersi “frequentati”. Con la conoscenza reciproca arriva anche in modo naturale lo scambio di informazioni, anche se siamo concorrenti.

    PS: Mi piacerebbe leggere il post che spiega le ragioni di chi non condivide questa tua visione. Chissà se lo leggerò prossimamente 🙂

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    • Cecilia, hai ragione, la frequentazione sicuramente aiuta a “sciogliersi” e a condividere più frequentemente, sia con concorrenti sia con semplici aspiranti 🙂

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  4. Ciao, prima di tutto vorrei complimentarmi con voi di cpiub….affrontate sempre argomenti che ci riguardano da vicino. In passato ho vissuto sulla mia pelle ciò di cui scrive Barbara: semplici conoscenti, “finte” amiche, colleghe, che andavano oltre la condivisione o il confronto su temi e tecniche comuni, passavano guarda caso dal mio laboratorio per chiedermi consigli …spesso causandomi perdite di tempo e irritazione. Col senno di poi riconosco che in parte è stata anche colpa mia…non ho messo dei bei sani “paletti” quando era il momento ed alcune persone non riescono a distinguere la differenza tra una professionista e la loro amica del cuore. Quindi condivido in pieno tutti i punti elencati da Barbara e fin da oggi cercherò di metterli in pratica perchè l’ eccesso di buonismo non giova alla nostra crescita personale e professionale! Grazie Barbara per avermelo ricordato, questo mi permetterà di agire diversamente in futuro senza la paura di essere considerata una str…a ma solo una professionista che cerca di svolgere il suo lavoro al meglio. Con affetto Luisa

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    • Luisa, grazie a te per il bellissimo commento e la storia personale che hai condiviso con noi. A me sconcerta sempre che da fuori non si capisca che scelte e post come questo nascono dall’aver dato tanto, e dalla voglia di continuare a dare senza compromettere le cose importanti, piuttosto che dall’egoismo o la cattiveria 🙂

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      • Sì, spesso da fuori tutto questo viene percepito in maniera errata…nel mio caso ho commesso l’errore di essere troppo disponibile sicuramente per inesperienza, ma devo dire che cpiub, che leggo quotidianamente, mi sta facendo riflettere su vari aspetti del mio lavoro….grazie di esistere!

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  5. Cara Barbara, nonostante abbia trascorso ( e trascorra ) molto tempo a rispondere a mail e telefonate di giovani colleghe che mi chiedono aiuti di tutti i tipi, sono completamente d’accordo con te.
    A volte mi sono resa conto di dare vere e proprie consulenze “agratisse” per colleghe che nella maggior parte dei casi mi tartassano su Fb e poi via email e alla fine neanche una risposta di ringraziamento o almeno un saluto.
    Mentre ero neanche a metà del tuo post già ero in piedi ad applaudire.
    Completamente e pienamente d’accordo.
    E mi riprometto di rivedere le modalità con cui fornisco aiuto alle colleghe.
    Lo giuro 😉

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    • La gratitudine (e non quella del tipo “oggi sono grata di aver visto il tramonto”) è un ulteriore tasto dolente, temo. Ma sul serio, il punto è che ciascuna di noi trovi un equilibrio, secondo me.

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  6. Barbara, io, che sei il mio faro, smetto di dirtelo, ma è implicito. In un mondo ideale, penso che condividere possa anche servire ad instaurare una concorrenza corretta e leale. Purtroppo, nel mondo reale, capita anche che, dopo che tu ti sei prodigato a condividere, te la ficchino nel didietro. Personalmente faccio fatica ad ignorare chi mi scrive, almeno due righe le spendo sempre, ma non con tutti uso la stessa “generosità”.

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  7. Bellissimo post!! -Spero non si riferisca alla mia domanda privata di qualche mese fa!! 😉 Ahahahah!! Tanto lo sai che io ti stimo tantissimo sia che mi rispondi o meno!-
    Piuttosto avrei dovuto imparare prima perché ho passato l’ultimo anno rispondendo a sconosciute su facebook che mi chiedevano: consigli sui loro bambini e consigli su come aprire la loro attività identica alla mia.
    Hemmmm… Del tutto gratuitamente e in orari che avrei preferito ghodermi la mia famiglia! 🙁

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    • Ahah, Shalma, vedi?! Io quando non ho voglia semplicemente non rispondo, ma non è che non rispondo mai 😉 Come te mi sono accorta a un certo punto che era necessario darmi dei limiti e pensavo fosse utile ricordarlo anche a voi 🙂

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  8. Grande! Tu sei una grande…
    credo di stampare questo articolo e piazzarlo in camera, in cucina, nell’agenda..
    ovunque per ricordarmi ogni punto ogni giorno 🙂
    Mica è facile togliere la veste di volontariato che la società ti affibbia in questa congiuntura così critica, dove si fa quel che si può per avere un futuro. Bel post, ci voleva per darsi una scrollata generale.

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    • Hai ragione, la congiuntura non aiuta. Alla fine credo che la maggior parte delle richieste di aiuto arrivino in assoluta buona fede, resta quindi a ciascuna di noi darci dei limiti che rispettino le nostre priorità e permettano a chi ci scrive di dare un valore anche alla collaborazione 🙂

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