Il difficile equilibrio tra lavoro e genitori anziani.

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Girl with bubble di Victor Hanacek

Ciao a tutto lo staff di C+B!
Volevo chiedervi se avevate suggerimenti su un tema un po’ doloroso: gestire il lavoro in proprio stando accanto ai genitori malati e/o anziani. Che magari non abitano vicini alla nostra casa+bottega e che non hanno i mezzi per un’assistenza domiciliare.

In realtà, credo che nell’emergenza si tirino meglio fuori gli artigli e si sappia esattamente a cosa dare la priorità. Per dire, le notti in ospedale non sono un optional, uno si fa coraggio e le fa, il resto aspetta.

Ma la quotidianità, la telefonata ogni giorno per sentire come stanno e l’avere in camera lo zaino pronto con il cambio dentro, in caso di trasferimento rapido a casa dei nostri “vecchi”… Non so, magari sono cose familiari a più d’una e potrebbero essere un unico spunto di riflessione.

Personalmente, mi capita di macinare chilometri e ore in coda per ritirare le ricette dal medico o aver programmata tutta una giornata in pigiama e computer e dover cancellare tutto per andare a portare dei documenti urgenti al commercialista.
A volte devo fare uno sforzo per tenere il punto e dire a me stessa, prima che a loro: “Non posso venire a trovarvi, ho una consegna”. Il che libera solo apparentemente, perché poi tutto il giorno sto lì col pensiero e col dubbio di non aver fatto abbastanza.

Insomma, so che non è un tema esaltante. Ma mi piacerebbe leggere cosa ne pensano le grandi donne di C+B.

Buon fine settimana a tutte!

 

Cara Simona,

innanzitutto ti faccio i complimenti davvero dal profondo del cuore per aver portato alla luce un tema così delicato e doloroso con tanta naturalezza e semplicità.

Stare vicino alle persone che amiamo è una grande sfida, sempre, a maggior ragione quando arrivano difficoltà concrete.

Premesso che non credo ci sia una formula esatta, proprio perché vivere questa situazione comporta un costante stato di possibile emergenza, forse ci sono un paio di cose che possono aiutare.

Non ho un quadro completo della situazione, ma potresti allestire una sorta di postazione di lavoro di emergenza a casa dei tuoi genitori: non per sostituire la tua c+b ufficiale, ma per evitare di dover ogni volta “traslocare” pezzi di te e magari dimenticare cose che ti servono. Un hard disk esterno, una chiavetta internet, accorgimenti minimi che semplifichino il trasferimento.

Potresti provare a chiedere al tuo commercialista se puoi fargli avere più cose possibile  online, tramite cartelle Dropbox, in cui caricare fatture e documenti senza correre a portargli gli originali quando hai poco tempo a disposizione.

Per quanto riguarda le ricette, so che alcuni medici le preparano in anticipo, lasciandole alla reception: questo potrebbe risparmiarti code, se sei lì non per una visita ma solo per il ritiro.

Se l’assistenza domiciliare è fuori budget – il che, credimi, non mi stupisce, avendo  idea delle cifre di cui si parla – forse puoi permetterti qualcuno di non specializzato (il che dovrebbe già abbassare i costi) che, su base settimanale, si occupi di sollevarti un po’ dai compiti più semplici che ti fanno perdere tempo. Qualcuno che possa fare piccole commissioni, fare la spesa o pagare le bollette o anche solo passare a dare un’occhiata e vedere che vada tutto bene.

Delegare in parte le piccole responsabilità potrebbe anche servire a rassicurarti, sapere che te ne stai occupando ma che al tempo stesso non stai trascurando il tuo lavoro, che è importante.

Perché è importante, dolce fanciulla. Quello che stai facendo ha un valore: un valore che probabilmente ti è stato passato proprio dai tuoi genitori, e, portandolo avanti, onori un insegnamento che hai ricevuto.

Forse per loro oggi è difficile capirlo: sentono di dipendere da te, tu gli dai sicurezza e conforto. Ma farlo trascurando la tua vita non sarebbe giusto. Rischierebbe di generare frustrazioni e rancori, che andrebbero ad inficiare il tempo che passi con loro.

Il tempo “giusto” è quello che puoi dedicare loro senza avere la testa da un’altra parte,  con l’ansia di una consegna da finire o di un lavoro incompleto.

Se ti sembra egoista, rifletti su quanto riesci ad essere più affettuosa e rilassata, e quindi ad avere un impatto positivo, quando vai a trovare i tuoi genitori perché veramente ne hai voglia e lo desideri senza invece essere guidata dal senso di colpa: sono sicura che la differenza si senta.

Spero che questa lettera porti le nostre lettrici con esperienze simili a far sentire la loro voce: magari qualcuna ha un buon consiglio che per lei ha funzionato, o anche, più semplicemente, chi vive questa situazione si sentirà meno sola e più compresa.

Ascolta il tuo Cuore ma senza dimenticare il tuo Business: come spesso capita quando si lavora in proprio, sono strettamente collegati!

Un grandissimo abbraccio da tutte noi.

C’è qualcosa di cui vorresti parlare con noi? Hai bisogno di incoraggiamento e amore? Scrivi a lapostadicpiub@gmail.com! Questo spazio è pensato apposta per te!

Beatrina Incorporella

Girl in progress, ancora, da sempre. L'unica costante della mia vita sono lettura e scrittura: da dieci anni sono una libraia, da almeno trenta una lettrice. Scrivo per dimenticare (e per ricordare), un po' sul serio e un po' per ridere. Sono bionda per vocazione, torinese di nascita, ironica per autoconservazione.

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