Obbligo di POS per freelance? Anche no.

cpiub, POS obbligatorio per professionisti?

Avvertenza: la normativa a cui si fa riferimento in questo post è stata nel tempo modificata. Carlotta ci ha scritto per noi un altro post che leggi qui, ma prima di prendere decisioni verifica con la tua commercialista a che punto stanno le cose alla data in cui leggi questo articolo.

L’articolo 15 del Decreto Crescita 2.0 (in vigore dal 30 giugno prossimo) recita che chiunque venda prodotti o servizi, anche professionali è tenuto ad accettare pagamenti tramite carte di debito. Insomma, con un bancomat. Ma vuol forse dire che anche tu cara freelance dovrai procurarti un POS? Non è detto. E ora ti spiego perché.

Partiamo da ciò che dice la legge. La parte che ci riguarda è nella sezione V (Azzeramento del divario digitale e moneta elettronica) del Decreto Legge 18 ottobre 2012, n. 179, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 18 dicembre 2012 (insomma, è lì da un po’). L’articolo 15 (Pagamenti elettronici) al comma 4 recita testualmente:

“A decorrere dal 1° gennaio 2014 [n.d.C+B poi slittato al 30 giugno], i soggetti che effettuano l’attività di vendita di prodotti e di prestazione di servizi, anche professionali, sono tenuti ad accettare anche pagamenti effettuati attraverso carte di debito.”

In seguito è stato specificato che la norma vale per pagamenti di importo superiore ai 30 euro.

In linea di massima, una carta di debito è uno strumento di pagamento tradizionalmente emesso da banche nel momento in cui il cliente apre il conto corrente o successivamente. Insomma, un Bancomat. Parrebbe proprio che per essere in regola tu debba quindi dotarti di un sistema per accogliere il pagamento con Bancomat, quindi un POS (Point of Sale). Non sarà un caso che in queste ultime settimane impazzino le pubblicità del servizio offerto in mobilità tramite i principali operatori telefonici…

Eppure, vale la pena scavare un po’ di più prima di fasciarsi la testa al pensiero delle commissioni legate ai dispositivi POS.

Tanto per cominciare, a ben guardare sembra che anche le carte prepagate siano carte di debito.

Vengono emesse senza valutazione alcuna sulla solvibilità dell’intestatario proprio perché non c’è credito, viaggiano sugli stessi circuiti delle carte di debito (Maestro e altri), insomma, anche se Banca D’Italia le definisce separatamente, tutti gli istituti di credito le equiparano ai Bancomat. Ho persino scovato online un pieghevole della mia banca (non facciamo nomi) intitolato Decalogo Carte di Debito, e a pagina 3 recita “Cos’è la carta prepagata?”. Ebbene la buona notizia è che le carte prepagate sono accettate da Paypal, quindi se usi il sistema di pagamento universale puoi serenamente continuare a operare come hai fatto fino ad ora.

Siccome il futuro va nella direzione di una sempre maggiore digitalizzazione (non che in Italia si noti, eh), banche e piattaforme di e-commerce stanno sviluppando sistemi di pagamento online proprietari, quindi in futuro potresti avere sempre maggiori alternative. Navigando ho scoperto per esempio che una banca ha sviluppato una piattaforma di e-commerce che accetta qualsiasi tipo di carta (credito, debito, prepagata…).

Infine, va notato che la legge si occupa solo dello scopo finale del provvedimento (che i pagamenti possano avvenire anche tramite carte di debito) e non del mezzo. Che sia tramite un sistema elettronico di pagamento o tramite un POS poco importa ai fini del decreto.

Ma la considerazione davvero più rasserenante è che la norma non impone di per sé l’obbligo giuridico di munirsi necessariamente degli strumenti per accettare il pagamento elettronico.

Leggi qui se non mi credi. In breve la tua cliente ha diritto di volerti pagare con carta di debito, ma tu non sei tenuta ad avere gli strumenti per soddisfare quel pagamento. Ovviamente è contro il tuo interesse, ma la norma non prevede sanzioni in caso di non osservanza.

Cavillo all’italiana? Forse. Ma ciò che conta è che non c’è alcun reale obbligo di POS!

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