Voglio pagare le tasse!

Buongiorno a tutte,

leggo i vostri post con grandissimo interesse ma oggi voglio scrivervi io perché sono un po’ in crisi.
Ho 29 anni, un marito e una bimba di 19 mesi. Da inizio anno mi sono finalmente decisa a fare quello per il quale non avevo mai avuto il coraggio: fare della mia passione per il cucito (produco accessori e complementi d’arredo per bambini… detto così sembra quasi un lavoro serio, vero?) un lavoro da svolgere da casa, conciliandolo il più possibile con l’accudimento della mia famiglia.

Nella mia vita credo di non essere stata mai più determinata. E con la determinazione sono arrivate anche le occasioni: due ragazze, che conoscevo di vista, apriranno a breve un negozio di articoli per bambini, così mi sono proposta, ci siamo incontrate e accordate per una piccola collaborazione. Fantastico!

Ma c’è un ma. Ho chiesto a un’amica che lavora in uno studio commercialista di darmi un po’ di informazioni per mettermi in regola. Lei mi ha guardata in maniera compassionevole e mi ha detto “lascia perdere…” , spiegandomi che, se al momento non ho entrate, o comunque non cospicue, non mi conviene aprire una partita IVA, perché ci sono molte spese.

Lì per lì mi son detta ok, il tempo di ingranare, e poi torno alla carica. Ma mi son resa conto che è un circolo vizioso: non essere in regola, non avere una partita IVA, mi fa sentire come se stessi facendo tutto per gioco, mi vergogno quasi a dire in giro che “lavoro”, perché mi sento a disagio.

D’altra parte non me la sento neanche di gravare sullo stipendio di mio marito, col mutuo e tutto il resto, così sto cercando lavoretti saltuari per finanziare il mio sogno.
Ho scritto un sacco e non so neanche se mi sono spiegata bene, scusatemi. Sono molto demoralizzata, continuo per la mia strada ma con la sensazione di fare le cose a metà. Che faccio, Cincischio o mi Butto?
Grazie per quello che fate, siete preziose!
Fabrizia

Ciao Fabrizia,

innanzitutto non demoralizzarti: dubbi e paure e incertezze sono all’ordine del giorno, ma noi siamo qui per questo!

E mille volte brava, brava, brava, per essere qui a farti dei problemi in un paese in cui lavorare in nero con cuore sereno è un’abitudine radicata.
Noi di C+B non la smetteremo mai di dire e ripetere che pagare le tasse e lavorare in regola è un punto imprescindibile del proprio successo.
La tua amica ha ragione: le spese per chi lavora in proprio sono molto alte. Questa però non deve e non può essere una giustificazione per non regolarizzare la propria posizione.
Innanzitutto, trova il commercialista adatto per te: ce ne sono molti, ci sono molti tipi di studio, e, se tu parti come piccola realtà imprenditoriale, uno studio che si occupa di grandi aziende, per quanto competente, non sarà probabilmente adatto a te.

Cerca qualcuno che si occupi di realtà simili alla tua: è di sicuro una conoscenza più approfondita delle possibilità che ti si offrono quando decidi di metterti in proprio. Ditta individuale (o società, e che tipo di società), regime dei minimi, partita iva, previdenza sociale: tutte queste sono cose sulle quali devi cercare di avere informazioni il più chiare possibile.

Non aver paura di fare domande, per quanto possano sembrarti stupide: investi un po’ di tempo e, se necessario, anche un po’ di denaro, per cercare di capire quale forma legale è la più conveniente per te. Se hai amiche o conoscenti che già svolgono questo tipo di lavoro, chiedi a loro: magari hanno trovato il/la commercialista dei tuoi sogni, quell* che ti saprà dare le indicazioni in maniera chiara ed esauriente.
Una volta che hai ben chiare tutte le opzioni, allora lì tocca davvero a te: numeri alla mano, è il momento di fare i conti. Da un lato, ci sono tutte le spese di cui ti ha informata il commercialista (e questo solo lui può dirtelo: per questo è cruciale che tu ne abbia trovato uno di fiducia). Dall’altra, i dati oggettivi del tuo prodotto: che cosa vendi, quanto ti costa, quanto devi venderne per pagare quelle spese.

I primi tempi, ahimè, e chi lavora in proprio lo sa bene, non c’è molto da guadagnare: andare in pari è già una bella conquista.
Però, con un business plan solido e un buon lavoro di marketing, branding, e networking, nulla vieta che il tuo business spicchi il volo.
Solo tu puoi sapere se te la senti, una volta fatti i calcoli nella maniera più precisa possibile. Però confrontati, chiedi, vai a parlare con chi questo passo l’ha già fatto: è solo dall’esperienza (anche da quella degli altri) che possiamo imparare!

Quindi il mio consiglio è: Commercialista e Business plan. Per quanto prosaici, sono gli strumenti migliori per aiutare i nostri sogni a spiccare il volo!

Un abbraccio gigante, facci sapere come va!

C’è qualcosa di cui vorresti parlare con noi? Hai bisogno di incoraggiamento e amore? Scrivi a lapostadicpiub@gmail.com! Questo spazio è pensato apposta per te!

Beatrina Incorporella

Girl in progress, ancora, da sempre. L'unica costante della mia vita sono lettura e scrittura: da dieci anni sono una libraia, da almeno trenta una lettrice. Scrivo per dimenticare (e per ricordare), un po' sul serio e un po' per ridere. Sono bionda per vocazione, torinese di nascita, ironica per autoconservazione.

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18 commenti su “Voglio pagare le tasse!”

  1. Cara Fabrizia, come ti capisco! I tuoi dubbi sono gli stessi che ho avuto io per lungo tempo. E mia era anche la sensazione di non fare le cose sul serio, se non ti proponi da professionista. Forse proprio questo, più di altre mille considerazioni, è stata la molla che mi ha fatta decidere di provarci davvero. Se sono la prima a non darmi fiducia, perchè dovrebbero darmela gli altri? E poi sono una sognatrice, non possiamo sperare che cambino le cose, se non prendiamo parte al cambiamento. Mi schianterò? Forse. Ma almeno ci avrò provato.

  2. Accidenti, temo che prima o poi avrò lo stesso problema. Ma voi di c+b ci suggerirete qualche commercialista in gamba? 🙂

  3. Cara Fabrizia, i tuoi dubbi sono più che leggittimi ma non farti bloccare da essi, pensa che io ho cambiato genere di partita iva in corsa! avevo aperto come agenzia d’affari, poi vedendo che mi costava una cosa esagerata l’ho cambiata in partita iva come consulente su suggerimento del mio commercialista. Sicuramente il tuo caso è diverso ma, come dice Beatrice, un buon commercialista saprà sicuramente consigliarti al meglio, in bocca al lupo!

  4. Questi dubbi sono proprio quelli che affliggono me in questi giorni. E’ vero che il sistema fiscale nel nostro paese è qualcosa di vergognoso ma ad ogni modo non mi va di evadere, non mi sento bene e in più, come si è già detto, si perdono occasioni di collaborazioni magari anche importanti. Il succo del discorso comunque è semplice, da ciò che ho capito io: anche con la partita IVA di tipo “più basso”, benché tu possa avere sgravi fiscali sulle trattenute che lo stato impone sui tuoi guadagni, avrai comunque una cifra annua fissa di contributi da pagare indipendentemente da quanto avrai venduto. E non sono pochi soldi.
    Son confusa ragazze… Parecchio. Mio marito dice che non devo smettere di crederci ma onestamente non so più cosa pensare.

    • La cosa fondamentale è fare quello che ci si sente. Mettersi in proprio non è una gara a cui arrivare prime. Significa caricarsi di responsabilità pesanti: e non è detto che, se una scopre di non sentirsela, questo faccia di lei una perdente o una persona poco coraggiosa. Quando si parla di soldi è giusto fare i conti anche mille volte prima di decidere! Un abbraccio, Pretty!

      • Il mio dubbio non riguarda il coraggio o l’autostima, sono convinta che in questi casi non ci sia nulla da dimostrare a nessuno, il mio “problema” è identico a quello della lettrice che ha scritto e cioè che a volte viene da pensare che i commercialisti, quando danno certi “consigli”, forse hanno ragione. cioè l’incertezza è questa qui: se ti dicono che è meglio lasciar perdere per via delle tasse troppo alte, e della situazione ostica generale, mica che hanno ragione?!?!? insomma… uno certe domande se le fa, ecco.

        • Io partirei con la ritenuta. E’ vero che magari ci si sente ancora un po’ poco professionali e ci sono tanti vincoli, ma non provarci neppure secondo me è peggio che cominciare da qualche parte e poi capire in corsa dove è meglio spostarsi 🙂

  5. Aggiungo a Fabrizia che può procurarsi Fisco Amico di Carmen Fantasia (http://www.amazon.it/Fisco-amico-trasformare-hobby-business/dp/8896081211) e intanto scoprire le regole per gli hobbisti, per cui è ancora perfettamente in regola se opera al di sotto dei 5000 euro annui. È comunque un buon punto di partenza per entrare in un’ottica di correttezza anche quando l’attività è assolutamente embrionale.

    Poi propongo la mozione ‘denuncia il commercialista’ che sono un po’ stufa di tutti questi preziosi esperti che piuttosto che studiare per trovare una soluzione adatta anche ai piccoli (perché dovrebbero studiare parecchio con poco riscontro economico) li invitano a fare del gran nero!

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