Se la Casa è anche la Bottega

Quando mia figlia ha trovato sul mobile dell’ingresso la confezione chiusa di un gioco ed ha esclamato: “Mammaaaa! Ma questo gioco è da vendere o è per me?”, le mie reazioni , in ordine, sono state:

  1. Risponderle :“È un regalo per Tommasino”
  2. Pensare: “Oh cielo! Ho creato un mostro!”
  3. Riflettere: “Forse no…”

Sul fatto che la scatola fosse per Tommasino, a parte “Tanti auguri”, c’è poco da dire.
Sul punto due, invece, immaginatevi pure un fumetto con mamma in crisi esistenziale. Nella mia mente sono affiorate, simultaneamente, le seguenti scene:

  • Tutte le volte in cui ha visto delle cose nuove per casa, dalle spugnette ai barattoli di pomodoro, e mi ha chiesto se erano da vendere.
  • Le volte in cui fa una collanina o crea qualcosa e poi mi dice che potremmo venderla.
  • Quando qualcuno mi dà il resto mi chiede se ci hanno fatto lo sconto.
  • Quando suona il campanello mi chiede se è il corriere e se il pacco parte o arriva.

Mi sono detta che a forza di parlare di lavoro, farle respirare il mio lavoro, avere Casa e Bottega insieme,  il risultato è una mostro-quattrenne che pensa a vendere qualsiasi cosa e a spedire di tutto.
E adesso?

Ho cominciato a riflettere per trovare una soluzione e la risposta è stata un semplice “Forse no, non c’è nessun mostro”.

Io sono cresciuta con l’idea di una mamma ed un papà che vanno al lavoro e per anni il lavoro è stato qualcosa che stava in un mondo a sé, lontano. Conoscevo il loro mestiere, ma non sapevo cosa facessero davvero.
Arianna invece ha un’idea differente di lavoro (almeno quello di mamma): è qualcosa che si interseca alla nostra vita, qualcosa che occupa uno spazio o ci ruba del tempo, qualcosa che è concreto come fare un pacco o sistemare un magazzino, qualcosa che ha parole strane come “email”.
Nonostante io cerchi di organizzare i nostri tempi, separare i momenti di gioco da quelli di lavoro, la verità è che, comunque, una divisione netta non ci sarà mai, perché c’è la telefonata imprevista, il corriere in ritardo o un fornitore da contattare. A volte è faticoso, ma è così.
Stando a casa con me, lei “sta a bottega”. Il lavoro è meno ideale, più tangibile e ormai, in qualche modo, appartiene anche a lei.
Spesso mi chiede se mi può aiutare ed è molto fiera del suo operato (mettere le cartoline dentro ai pacchi – non denunciatemi, si offre volontaria), ma una cosa le è ben chiara: lei oggi aiuta a me, domani io aiuterò lei ad aprire un ristorante (almeno questa è l’ultima idea imprenditoriale che ha avuto).

Perché nelle Case+Bottega si vive, si lavora, ci si aiuta e si sogna, tutto nello stesso spazio.

E tu hai dei piccoli aiutanti?

Federica Goria

Adoro surfare sul web, ho una dipendenza da ebooks e non posso stare senza tè. Sono mamma di una bimba, due gatti e lavoro con due ranocchiette. "Quello che non sai lo puoi imparare" è il mio mantra, pinnare è il mio peccato.

Sito | Facebook | Twitter | Instagram

7 commenti su “Se la Casa è anche la Bottega”

  1. Ciao, la mia bimba due anni e quasi mezzo,mi dice sempre quando sono grande,vengo in laboratorio con te, preparo i fiori e metto la colla,ma solo quando sono grande però…uno spasso!!
    Ciao ciao
    Tania

    • Che tenera la tua bimba! ^_^
      Chissà se tra qualche anno si sentirà già “grande” da poterti aiutare in laboratorio; Arianna ora che si avvicina ai 5 anni inizia a dire “ormai sono grande”…

  2. Sono pienamente d’accordo! I nostri figli respirano anche la passione che mettiamo nel nostro lavoro e credo che questa esperienza non possa che far loro bene! Mia figlia, anche lei 5 anni, porta sempre alla sua scuola materna i volantini e i pieghevoli del “lavoro di mamma”, li consegna alle maestre con un orgoglio tale, che le maestre li appendono alla bacheca della classe!

  3. Che bello, questo post mi ha fatto sognare <3
    A me piacerebbe tanto avere già avviato il mio lavoro "alternativo" quando avrò figli. Credo che per certi aspetti sia complicato, ma non mi piacerebbe doverli piazzare da qualche parte tutto il giorno per stare in ufficio a fare cose che… non saprei nemmeno come raccontare a loro!
    Mi immagino un futuro in cui lavoro casa e famiglia possano convergere magicamente…
    Speriamo!
    E tanti complimenti a chi già lo fa!

  4. Io non vendo nulla in casa ma la mia “bottega” è la mia cucina (cucino, fotografo e scrivo per varie riviste) e concordo in pieno con tutto quello che hai scritto, per un momento ho pensato che avrei potuto scriverlo io! I miei piccoli aitanti sono un treenne ed una settenne!…inutile dirti che se la tua quatrenne parla di vendere e di sconti i miei invece mi chiedono su quale rivista andrà quella ricetta, se sono in tempo sulla tabella di marcia (“oddio mamma ma questo mese ce la farai a consegnare in tempo?”), se c’è la luce giusta per le foto della giornata o se il piatto è abbastanza fotogenico (“mamma vuoi che vada in giardino a cercare qualche fiore? Le foto vengono meglio con i fiori!”)…insomma, il quesito sul SE si stanno creando dei mostri è all’ordine del giorno!
    Un saluto
    A.

    • Che aiutanti meravigliosi! Io avrei davvero bisogno di qualcuno che mi chieda che sono in regola con la tabella di marcia… Mmmh, mi hai dato un’idea per un nuovo compito da affidare a mia figlia; almeno se creo un mostro che sia un mostro come si deve 😉

I commenti sono chiusi.