I comandamenti della professionalità

Abbiamo inaugurato la sezione parlando di come possa essere difficile, quando si è artisti, entrare in un’ottica professionale: fare cioè della propria arte un lavoro, doversi vendere.

Oggi mi piacerebbe provare a ribaltare il punto di vista: come veniamo percepiti nel momento in cui ci proponiamo in questo modo al mondo?
Purtroppo, in Italia (la mia esperienza in questo senso è limitata, con le interviste e -spero- i vostri commenti mi piacerebbe ampliare lo sguardo anche ad altri paesi), come già splendidamente sintetizzato da Barbara, sono frequenti le occasioni in cui non si viene presi molto sul serio (“no, intendevo proprio cosa fai di lavoro”…mai capitato?). Sicuramente viviamo in una congiuntura storico-economica non favorevole, non c’è dubbio che la piega tecnicistica presa da chi si occupa di cultura e istruzione (argomento di un futuro articolo che mi sta molto a cuore) metta in secondo piano tutto il mondo dell’arte e dei mestieri “meno utili” alla società.

Tuttavia, io sono convinta che anche lo stesso comportamento dei professionisti artisti costituisca un elemento di svalutazione: si apre così l’ampio e assai discusso argomento della professionalità, un tema difficile soprattutto in questo ambito, in cui non ci sono albi professionali, in cui l’aver frequentato una scuola, un corso o una accademia non è garanzia di qualità (ma non lo è neppure aver superato sei anni di medicina, francamente, visto quello che coi miei occhi ho visto succedere) e il confine tra hobbysmo e mestiere è ancora molto labile.

Il punto è, esattamente come per l’autostima e le relazioni, che se non ci si prende sul serio per primi, difficilmente gli altri saranno disposti a farlo.

Se guardo alla mia storia personale, al lungo percorso che mi ha portato ad abbracciare, almeno a metà per ora, la vita imprenditoriale, mi accorgo che io stessa ho commesso tante di quelle che ora vedo chiaramente come grosse superficialità professionali: mi sono fatta pagare poco, ho tirato per le lunghe dei lavori, sono sparita in alcuni momenti di difficoltà… A posteriori mi sono accorta che le ragioni erano fondamentalmente riconducibili a tre nodi: mi è sempre mancata una guida, anche minima; ho creduto davvero molto poco nella possibilità che questo diventasse un lavoro; non avevo una reale necessità di mantenermi con l’arte, perché potevo comunque contare su un altro stipendio.

Poi ho iniziato a confrontarmi con altre persone che mi sembravano in una situazione simile alla mia e ne sono emersi moltissimi spunti interessanti, tanto che ora mi piacerebbe redigere quelli che, con nome ironicamente pomposo, ho definito “i comandamenti della professionalità“, cioè delle linee guida molto generali, dei punti fermi a cui fare riferimento per tutte le persone che desiderano svolgere un lavoro artistico con competenza e scrupolosità.
A me, parafrasando i Dieci Comandamenti più famosi, ne sono venuti in mente due.

Primo: non improvvisare

Anche questo è un argomento spinoso. Da un lato, infatti, è evidente che non si può essere specializzati in mille campi differenti; dall’altro di nuovo i confini delle specializzazioni non sono così rigidi come per altre professioni (chiedete forse a un dentista di riaggiustarvi un braccio?). Alcune competenze, infatti, possono essere reinvestite e si tratta persino di una capacità essenziale, secondo me, per sopravvivere al mutamento continuo della realtà lavorativa in cui ci muoviamo: il mio bagaglio di formazione pittorica è stato, per esempio, una base solida su cui poter costruire una competenza anche nel settore del makeup.
Tuttavia, ci sono dei limiti. Se mi chiedessero di occuparmi di un progetto di grafica, per quanto io sia in grado di pasticciare con Photoshop a livello amatoriale, sarei disonesta ad accettare; non ho né la preparazione né tutte le conoscenze necessarie perché questo diventi parte del mio lavoro.
Tutti siamo stati o siamo tuttora neofiti, spesso senza aver avuto la possibilità di passare attraverso la fase “apprendista”. Del resto, l’esperienza non si costruisce certo da sola! Muovere i primi passi in una professione e non avere la più pallida idea di che cosa si stia facendo, però, sono cose ben diverse.

Secondo: rispetta il cliente (come te stesso)

Questo è più facile. Significa non arrivare in ritardo agli appuntamenti (ricordate il cliché dell’artista svagato e impreciso contro cui bisogna combattere?), prevedere gli imprevisti, cercare di capire le esigenze del cliente senza fare le prime donne, essere disponibili e -sì- anche sorridenti senza per questo accettare passivamente clausole che non sembrano giuste, ascoltare, farsi pagare adeguatamente, mettere sempre per iscritto i termini del lavoro, vestirsi e comportarsi in modo consono alle situazioni,rispettare le consegne.

E adesso, parola a voi! Vi vengono in mente altri possibili comandamenti della professionalità?

Stella Mongodi

Insegnante al mattino, pittrice ed Eco Makeup Artist nel resto del tempo. Da sempre patita di colori, handmade e stili di vita sostenibili (nonchè di gatti). Responsabile per C+B del settore creatività, il mio motto è: "Secondo me riesco a farlo da sola". La sfida? Contagiare il resto del mondo!

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7 commenti su “I comandamenti della professionalità”

  1. ciao Stellina,
    nella mia testa vuota continua a rimbombare “farsi pagare adeguatamente” … il fatto è che io non so quanto sia “adeguato”.
    per meglio dire, posso anche sbirciare i prezzi della concorrenza … e se io credessi che chiedono troppo?
    secondo me alzassi -troppo- il tiro vedrei sparire potenziali clienti ancor prima di dir “buongiorno” … è altresì vero che non vorrei però sottovalutarmi e svalutarmi che pi potenziali clienti si chiederebbero come mai chiedo così poco …
    posso ben dire d esser confusa su tanti aspetti della faccenda … non so, prendilo come il delirio di una pazza

    • Jackie! La politica dei prezzi è un tasto dolente per molte, in verità. Adeguato è quello che ti consente di camparci e di sentirti al contempo soddisfatta per il lavoro che ci hai messo. Ma è solo il mio piccolo punto di vista, è di sicuro un argomento di cui si parlerà a lungo 😀
      In America sicono che devi vendere il tuo valore, prima che il tuo costo!

  2. Ciao, la penso come te.
    In gran parte siamo noi stessi a frenarci la poca convinzione in ciò che si fa, invece di convincere gli altri della propria professionalità si finisce per convincersi del contrario.
    Chiara

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