La facoltà di agraria fa boom!

I corsi all’università sono appena ripresi e zelanti giornalisti, statistiche alla mano, ci informano che alla Facoltà di Agraria è boom, negli ultimi 5 anni +12% di iscritti. Gli altri corsi accademici in generale registrano una flessione.
Mi sono laureata in scienze agrarie quando, per la cronaca, il boom era a psicologia.

Prima di chiacchierare un po’ sulle possibilità che si aprono ad un agronomo, ma anche ad un diplomato all’istituto agrario o a frequentatori di master “verdi”, vorrei sfatare alcuni luoghi comuni:

  • all’agronomo piace la natura – forse nella propria vita personale, perché di solito l’agricoltura stravolge il paesaggio naturale. Arriva, disbosca, ara e, se qualcosa dalla naturalità riaffiora, la diserba; ovviamente generalizzando, lo so che sostenibilità e minimo impatto sono una religione 🙂
  • l’agronomo zappa – certo più o meno come un ingegnere edile carica cemento nella betoniera, cinque anni di facoltà e mai impugnato un attrezzo. Questo però resta un errore accademico gravissimo
  • l’agronomo è un pauperista – mai viste tante macchine sportive come nelle zone agricole di pregio, conosco gente che tolte le scarpe infangate affittava voli charter per andare a Las Vegas a vedere combattere Tyson.

Una volta in possesso del vostro titolo si aprono diverse strade, essenzialmente legate alla possibilità o di mettersi in proprio o di fare il consulente. Partiamo da quest’ultima.

Fare il consulente, e quindi prendersi cura delle colture (o giardini) altrui, presuppone che i clienti abbiano fiducia in voi, sia che lo facciate da liberi professionisti sia da dipendenti delle organizzazioni di settore.

Ricordate che questo è un mondo maschile, non necessariamente maschilista, ma a prevalente composizione XY. Quindi vi toccherà la solita trafila di conquista della fiducia e dimostrazione delle vostre capacità, che è necessario mettere in campo tutte le volte che vi si accoglierà a sopracciglio alzato (e, non temete, lo faranno anche le donne). Non si tratta di sfiducia, ma di consuetudine, questo era un mondo – per alcuni aspetti lo è ancora – che necessita di forza fisica e quindi l’idea che sia “roba da maschi” ha le proprie ragioni, non facciamoci tentare dalle derive vittimistiche e persecutorie. Certo affermarsi da libere professioniste sarà più duro, a parità di capacità magari si sceglie un uomo, ma non è impossibile. Non sottovalutate il lato “gentiluomo di campagna”. L’imprenditore agricolo, aka il contadino, sa riconoscere la capacità quando la vede e talora può più l’arguzia femminile del cameratismo maschio da commento becero. Ci sono poi ormai molte aziende agricole condotte al femminile, lì siamo nel mare magnum dei rapporti fra donne: devono iniziare con il piede giusto.

Non c’è consulenza senza empatia. Avete studiato le piante, ma sono le persone il grosso del lavoro.

L’altra opzione è di divenire voi stesse titolari di un’azienda agricola: avete studiato e avete deciso di mettere in pratica la teoria. Se non arrivate da una tradizione contadina familiare – o di frequentazione – andate subito a cercarvi qualcuno che “mastichi terra” tutti i giorni, può essere anche un altro agronomo, ma che abbia molta esperienza sul campo; chiedetegli informazioni, condividete i dubbi, insomma spremetelo come un limone; in un pomeriggio potrebbe evitarvi errori che, per essere riconosciuti e corretti da parte vostra, richiederebbero anni.

L’azienda agricola è proprio il vostro sogno? Andate per qualche anno ad imparare in attività già avviate, magari nei ritagli di un altro lavoro, o nei periodi di ferie. Considerate anche l’ipotesi di entrare da titolari in un’azienda già esistente, magari in qualità di socio di capitale. Se trovate le persone giuste, questa mi pare la migliore ipotesi dove l’esperienza degli anni sposa la spinta all’innovazione dell’accademico. I tempi non sono semplicissimi, la redditività in agricoltura è altalenante, ma sono discorsi che valgono ahimè per tutti gli ambiti in questo paese. Dovrete restare aggiornati e informati, la tecnica avanza veloce anche in questo settore. E’ da tenere presente che questa professione segue i tempi della coltura e la vostra vita – e quella dei vostri familiari – andrà organizzata attorno a quelli. I contadini dicono di lavorare 365 giorni all’anno, come tutti gli workaholic del resto, ma mentono. Soprattutto le nuove generazioni sanno sfruttare al meglio i periodi di “bassa” della campagna.

Diverso se avete optato per l’allevamento animale: è difficile trovare un vicino di casa che venga a dare il mangime e cambi la ciotola dell’acqua a qualche centinaio di maiali!

Trovate tutte le informazioni per l’esercizio della professione presso l’ Ordine dei dottori agronomi e forestali

 

 

Cristina Delbuono

Agronomo, progettista ambientale, neofita del knitting, appassionata di usi alternativi del verde e blogger – vivo in campagna conservando uno spirito spietatamente metropolitano.

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